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La Banca Centrale Europea ha criticato le politiche di sostegno al settore dell’auto basate sugli incentivi alla rottamazione, accusati di distorcere il mercato, portando benefici limitati nel breve periodo e addirittura danni nel medio-lungo. Purtroppo, il breve periodo è l’unica attenzione di molti.

In realtà, la questione è che gli incentivi spingono a comprare prima una nuova auto, e non a comprare un’ auto “in più”, quindi — semplificando — è verosimile che i maggiori acquisti che si riscontrano durante la presenza delgi incentivi vanno in reatà a pesare come minori acquisti dopo la scadenza degli stessi. A questo si aggiunge il fatto che in molti Paesi (come l’Italia) gli incentivi sono diventati una sorta di abitudine, con il risultato che, quando non ci sono, in molti rinviano l’acquisto di un’auto, fiduciosi che è opportuno attendere una nuova “tornata” di incentivi.

Il problema di fondo, che è la “giustificazione” che rende gli incentivi tanto necessari, è che moltissime aziende (soprattutto in Italia) basano il loro business sul settore dell’auto e sul suo indotto, che quindi diventa necessario sostenere tramite gli incentivi. In realtà, una soluzione migliore che andrebbe almeno affiancata agli incentivi è l’aiutare le aziende a trovare una exit strategy dal settore dell’auto, in modo almeno da diversificare i mercati di sbocco e quindi essere troppo dipendenti dal mercato dell’automobile, che, per quanto possa essere incentivato, è innegabilmente saturo.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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