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Un ulteriore aspetto dei mercati finanziari su cui è necessario intervenire riguarda la regolamentazione prudenziale e gli standard contabili.

Il problema è duplice: da un lato riguarda i requisiti patrimoniali, che devono garantire la solidità delle banche e delle altre istituzioni finanzirie, dall’altro riguarda la necessità di mettere a punto sistemi che funzionino in modo “anti-ciclico”. Infatti, i metodi contabili utilizzati hanno evidenziato il problema, legato all’essere basati sulle valutazioni (i prezzi) di mercato, di amplificare l'”apparente” solidità in periodi di mercati in espansione, e di ridurla quando invece i mercati entrano in fase di contrazione. Idealmente, sarebbe invece necessario un sistema che spinga ad accumulare capitale nei periodi positivi, per creare maggiori riserve disponibili nei momenti negativi.

In quest’ottica, sono state effettuate diverse proposte, come quella del CEBS (Committee of European Banking Supervisors) che prevede un confronto tra i requisiti calcolati in condizioni normali e quello che sarebbero richiesti in caso di recessione. Ma vi sono anche proposte in esame al Comitato di Basilea che prevederebbero di impedire la distribuzione di utili sotto certi livelli di patrimonializzazione (superiori al “minimo regolamentare”), proprio allo scopo di permettere un accumulo di risorse nelle fasi favorevoli del ciclo economico.
Un ulteriore aspetto che deve essere meglio regolamentato è l’effetto leva (cioè il rapporto tra le risorse proprie e quelle “ricevute in prestito”) che è uno dei principali fattori che incrementano il rischio: il leverage ratio dovrà essere messo in maggiore evidenza e tenuto meglio sotto osservazione.

Un altro aspetto riguarda la strutturazione di attività e passività, in termini di scadenze: per garantire la solidità, è necessario garantire che queste abbiano scadenze temporali similari. Infatti, discordanze nelle durate possono creare (e creano) problemi: ad esempio, se un mutuo concesso (che per una banca, fa parte dell’attivo) viene finanziato ricorrendo ad una serie di prestiti a breve scadenza, la banca si espone al rischio che il costo di questi prestiti a breve aumenti tanto da esporre a danni finanziari considerevoli. Rischi analoghi si hanno anche se l’attivo è “a breve termine” e il passivo a lungo, come potrebbe essere nel caso di una società di investimento che da un lato metta sul mercato delle quote rimborsabili in qualunque momento, ed investa in impieghi a scadenze a medio-lungo termine: vi sono nei rischi in caso si presenti la necessità di rimborsare una parte delle quote e non sia possibile disinvestire altrettanto rapidamente (si tratta dello stesso problema che ha portato al noto fallimento, nel 1998 dell’hedge fund LTCM).

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