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Ogni tanto si discute della possibilità di trattare il commercio del petrolio con un altra moneta diversa dal dollaro. Non si tratta però di discussioni puramente teoriche: The Indipendent riporta che ci sarebbero state discussioni in questo senso tra i paesi del Gulf Co-operation Council (GCC), e un orientamento in questo senso ci sarebbe anche da parte di Cina, Russia, Francia e Giappone.

Il dollaro dovrebbe essere  sotituito da un paniere di monete che dovrebbe essere composto, tra l’altro, dall’Euro, dallo Yem giapponese, dallo Yuan Cinese, dall’oro e da una nuova moneta unica che dovrebbe entrare in circolazione nei paesi del Gulf Co-operation Council (GCC).

Come è facile intuire, un allontanamento dal dollaro come moneta per le transazioni sul petrolio avrebbe inevitabilmente conseguenze sul dollaro, che andrebbe incontro ad un indebolimento come conseguenza della minore domanda.

Oltre che considerazioni politiche, alla base delle discussioni vanno ricercate motivazioni economiche, che possono essere sostanzialmente ricondotte alla crescente volatilità del dollaro e alla probabile riduzione, in termini di peso percentuale, dell’economia USA sull’economia mondiale. Non si tratta di una preoccupazione nata con la crisi: già nel 2007 vi erano preoccupazioni tra i paesi dell’OPEC perché, pur a fronte di prezzi nominali record, i prezzi reali erano in realtà inferiori al 2006.

In realtà, (nonostante ci sia qualche Stato che vorrebbe premere sull’acceleratore per questo cambiamento), il cambiamento di moneta difficilmente sarà  un processo repentino: i vertici dell’OPEC dichiarano infatti che questo “addio al dollaro” potrebbe esserci, ma richiederà almeno 10 anni. Non ultimo perché molti dei Paesi produttori di petrolio hanno una valuta ancorata al dollaro, e quindi non hanno interesse a causare una svalutazione della moneta USA. Inoltre, molti Paesi non hanno neppure di un gran desiderio di usare la propria moneta per le transazioni sul petrolio, dato che ne causerebbero un rafforzamento che potrebbe penalizzare altri settori dell’economia.

Il processo, per quanto lento, però sembra essere già in corso: se l’utilizzo di una moneta diversa dal dollaro per le compravendite appare non immediato, molti paesi produttori di petrolio stanno riducendo le loro riserve di valuta americana, cosa che molti considerano il primo passo di un allontanamento dal dollaro. Il secondo passo potrebbe essere secondo gli analisti, la denomnazione in una valuta diversa del prezzo del petrolio, ma con la regolazione della transazione comunque in dollari (in questo modo, gli effetti legati all’andamento della moneta USA sarebbero resi evidenti e potenzialmente “scorporati”, mentre rimarrebbe comunque pressoché inalterata la domanda di dollari, dato che questi sarebbero comunque usati per i pagamenti).

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