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Il 28 ottobre 1929 è passato alla storia come “black monday”, il “lunedì nero” della borsa americana, con i mercati che sono crollati perdendo nella sola giornata di lunedì il 12,82% (il giorno dopo gli indici scenderanno di un altro 11,73%).

Il parallelo tra la crisi del ’29 e la crisi finanziaria attuale è fin troppo facile, e credo sia interessante vedere, in ordine sparso, alcune somiglianze, alcune “lezioni dimenticate” ed alcune importanti differenze.

  • La somiglianza più evidente è che la crisi del ’29 è stata preceduta da una grossa bolla di borsa: tutti stavano investendo in borsa, ma soprattutto stavano spesso investendo con soldi prestati. Come abbiamo avuto modo di ricordare più volte, la “leva” che  viene creata investendo con soldi a prestito è una cosa bellissima quando si guadagna, ma può essere devastante in caso di perdite.
  • Una delle motivazioni di fondo della crisi del ’29 è stata che in molti pensavano che fosse stato superato il meccanismo dei “booms and busts“, cioè il fatto che un bene potesse andare su “innaturalmente” di prezzo per poi crollare, e si erano convinti che i prezzi sarebbero continuamente solo saliti. Non molto diverso dalla convinzione ancora radicata che “gli immobili salgono sempre di prezzo“.
  • Una delle lezioni della crisi del ’29 era stato una maggiore regolamentazione dei mercati (e dell’attività delle banche, che doveva essere chiaramente distinta dall’investimento). Questa lezione è stata parzialmente dimenticata, nell’equivoco che regolamentazione sia sinonimo di rigidità.
  • Nonostante ci si sia forse arrivati molto vicini, il sistema bancario in questa crisi non è collassato, mentre durante la Depressione si avevano continui collassi di banche causati dalle code stesse di persone che volevano avere indietro i loro risparmi: un atteggiamento comprensibile, ma che inevitabilmente fa collassare anche una banca sana.
  • A complicare la vita nel ’29 si ebbero politiche economiche che non solo non hanno risolto la crisi ma anzi prolungata. Ne sono un’esempio le politiche protezionistiche degli USA (lo Smoot–Hawley Tariff Act, per esempio, che secondo alcuni storici sarebbe stato l’innesco della crisi stessa), che hanno avuto secondo alcuni  l’effetto di frenare le esportazioni (a causa delle ritorsioni economiche degli altri Paesi) e di tenere alti i prezzi dei beni internamente. Val la pena anche evidenziare che in molti concordano sul fatto che uno dei motivi che hanno causato una Depressione di tale intensità e durata è stato il fatto che la scienza economica, e la macroeconomia in particolare, era ad uno stato embrionale, e molte risposte alla crisi si sono basate su “intuizioni” non sempre corrette.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. Io credo che le crisi dei nostri giorni siano state studiate a tavolino; altrimenti come farebbero a prevedere quando ne usciremo.

  2. @IVAN: mi pare una posizione un po’ semplicistica, vuol dire negare che esiste una cosa che si chiama economia. Per esempio, la sopravvalutazione o sottovalutazione di un insieme di beni economici non è una cosa che non si può stimare. L’andamento dell’occupazione non è casuale rispetto a quello della domanda.

    E’ come dire che il meteo è controllato da un qualche potente solo perché ci sono le previsioni metereologiche che ti danno indicazioni (non giuste ma verosimili, proprio come le previsioni economiche..).

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