Le borse in rosso: è la fine di una bolla, o una correzione?

Le borse oggi hanno segnato risultati pesantemente negativi, nonostante i dati postivi di ieri (“drogati”) sul PIL americano. Anche i dati delle perdite delle borse vanno presi con un certo “buon senso”. Infatti, una correzione significativa era attesa da molti analisti. Il punto è che — se è vero che le borse anticipano i risultati dell'”economia reale” — la crescita avuta da marzo ad oggi era secondo molti forse eccessiva (l’S&P 500, in USA, ha segnato oltre +60% da marzo a ottobre!), anche tenendo conto della sottovalutazione dei valori che probabilmente si è avuta al momento dei minimi. Perché è sempre più chiaro che assisteremo ad una ripresa lenta e piena di incertezze. Basta ricordare l’andamento dell’occupazione per rendersi conto che non è tutto a posto.

Ma questo — almeno secondo le opinioni più condivise — non vuol dire che ci stiamo avvicinando ad un “crollo totale”. A patto che però non si rinunci agli interventi di “sostenibilizzazione” dell’economia che rimangono indispensabili.

Un’attesa diffusa è di una correzione tra il 10% e il 15% rispetto ai massimi toccati nelle scorse settimane (il che vuol dire che è verosimile che saremmo a circa metà della correzione), per poi tornare a salire,  per quanto in modo incerto (c’è chi però ipotizza un movimento “laterale”). Uno scenario forse non entusiasmante, ma si è detto più volte che la crisi finanziaria ha infranto il sogno dei “soldi facili” in borsa.

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PIL USA +3,5%, ma attenzione: non è una crescita “naturale”

Il PIL USA segna una crescita significativa nel terzo trimestre 2009: +3,5%. Una crescita importante che fa dire a molti che la crisi è ormai alle spalle. Per quanto sia sicuramente un dato positivo, va però tenuto ben presente che non è un dato “così tanto” positivo.

Infatti,la crescita del PIL USA non è dovuta ad un risanamento delle condizioni economiche, ma piuttosto alle politiche fiscali e di incentivo messe in atto dal Governo. Infatti, solo le politiche di rottamazione (introdotte ed ora però terminate) varrebbero, secondo diversi calcoli, un buon 1% del PIL (secondo alcune stime, oltre l’1,6%). Anche la riprese degli investimenti immobiliari è “drogata” dalle agevolazioni fiscali.

Inoltre, è bene capire che cosa vuol dire quel “+3,5%” che è in realtà la crescita annualizzata (cioè riportandola come riferimento ai 12 mesi) rispetto però al trimestre precedente (che non è stato certo brillante).

È bene anche ricordare che la recessione non è solo una questione di percentuali di crescita del PIL, ma viene valutata (o meglio, dovrebbe essere valutata) in base all’andamento di molteplici fattori. Da questo punto di vista la situazione è ancora lontano dall’essere rosea, con la disoccupazione sempre in aumento e la produzione che rimane debole. Anche il credito da parte delle banche rimane critico.

Certamente, la ripresa del PIL USA mette da parte (almeno per un po’) i timori da “fine del mondo” che più di qualcuno aveva un po’ di mesi fa. Ma è ingeuno convincersi che i problemi si sono nel frattempo risolti, e rimane necessario portare avanti una riforma del sistema economico e finanziario per poter avere una crescita solida e sostenibile.

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Nasce il Conto Corrente Semplice dall’accordo tra ABI e Associazioni Consumatori

ABI e le Associazioni dei Consumatori hanno firmato un’accordo per la creazione del “Conto Corrente Semplice“, proposto dalla Banca d’Italia nell’ambito delle nuove “Istruzioni in materia di Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari”.

Questo tipo di conto fa infatti della semplicità e della chiarezza le sue caratteristiche principali, e presenta delle caratteristiche estremamente interessanti soprattutto per chi ha bisogno delle funzionalità di base del conto corrente (non a caso, è stato presentato come uno strumento orientato a favorire l'”inclusione finanziaria”). La caratteristica principale del “Conto Corrente semplice” è infatti il canone omnicomprensivo (anche se potranno essere messi dei limiti al numero di operazioni). Inoltre, potranno esservi costi differenziati qualora si operi online o allo sportello. La Banca d’Italia dovrà definire, sulla base dell’accordo tra ABI e associazioni consumatori, in maggiore dettaglio le caratteristiche del prodotto, in modo da garantire maggiore trasparenza.

Inoltre ABI e Associazioni Consumatori hanno annunciato che chiederanno al Ministero dell’Economia di escludere dall’imposta di bollo questo tipo di conti, cosa che costituirebbe un indubbio beneficio per i clienti e soprattutto per coloro che hanno pochi risparmi depositati in banca, che spesso vengono lentamente “erosi” dal costo del bollo.

Il Conto Corrente Semplice rappresenta quindi un passo avanti interessante verso la trasparenza dei servizi bancari, anche se va detto che le banche non saranno costrette ad inserire conti di questo tipo nella loro offerta. Sarà quindi anche compito dei consumatori (come al solito…) con le loro scelte di quale conto aprire (o chiudere) creare una “pressione di mercato” per assicurare che questi prodotti si diffondano.

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Le banche non concedono credito alle imprese in difficoltà. Fanno bene?

Prendo una frase da un editoriale di qualche tempo fa di Wolfgang Munchau (columnist del Financial Times) citato da RGE Monitor: “Le aziende che falliscono danno sempre più la colpa alle banche. […]. Non ha senso dare la colpa alle banche: in realtà, le banche agiscono responsabilmente quando negano credito a clienti che giudicano aver preso di affidabilità” (come nel caso di un’azienda prossima al fallimento, aggiungiamo).

La premessa è che la crisi finanziaria è nata da una gestione “allegra” dei prestiti da parte delle banche, che avrebbero perso di solidità proprio perché concedevano credito (o meglio, sfruttavano la concessione di credito) a soggetti che non erano in grado di rimborsare i prestiti ottenuti. Non a caso si parlava di “crisi dei mutui subprime“.

Io ho qualche idea su questa affermazione, ma per una volta mi pare interessante sfruttare l’occasione per attivare un dibattito. Quindi, voi cosa ne pensate? I commenti sono a vostra disposizione…

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80 anni fa il “lunedì nero” della crisi del 1929. Abbiamo imparato qualcosa, nel frattempo?

Il 28 ottobre 1929 è passato alla storia come “black monday”, il “lunedì nero” della borsa americana, con i mercati che sono crollati perdendo nella sola giornata di lunedì il 12,82% (il giorno dopo gli indici scenderanno di un altro 11,73%).

Il parallelo tra la crisi del ’29 e la crisi finanziaria attuale è fin troppo facile, e credo sia interessante vedere, in ordine sparso, alcune somiglianze, alcune “lezioni dimenticate” ed alcune importanti differenze.

  • La somiglianza più evidente è che la crisi del ’29 è stata preceduta da una grossa bolla di borsa: tutti stavano investendo in borsa, ma soprattutto stavano spesso investendo con soldi prestati. Come abbiamo avuto modo di ricordare più volte, la “leva” che  viene creata investendo con soldi a prestito è una cosa bellissima quando si guadagna, ma può essere devastante in caso di perdite.
  • Una delle motivazioni di fondo della crisi del ’29 è stata che in molti pensavano che fosse stato superato il meccanismo dei “booms and busts“, cioè il fatto che un bene potesse andare su “innaturalmente” di prezzo per poi crollare, e si erano convinti che i prezzi sarebbero continuamente solo saliti. Non molto diverso dalla convinzione ancora radicata che “gli immobili salgono sempre di prezzo“.
  • Una delle lezioni della crisi del ’29 era stato una maggiore regolamentazione dei mercati (e dell’attività delle banche, che doveva essere chiaramente distinta dall’investimento). Questa lezione è stata parzialmente dimenticata, nell’equivoco che regolamentazione sia sinonimo di rigidità.
  • Nonostante ci si sia forse arrivati molto vicini, il sistema bancario in questa crisi non è collassato, mentre durante la Depressione si avevano continui collassi di banche causati dalle code stesse di persone che volevano avere indietro i loro risparmi: un atteggiamento comprensibile, ma che inevitabilmente fa collassare anche una banca sana.
  • A complicare la vita nel ’29 si ebbero politiche economiche che non solo non hanno risolto la crisi ma anzi prolungata. Ne sono un’esempio le politiche protezionistiche degli USA (lo Smoot–Hawley Tariff Act, per esempio, che secondo alcuni storici sarebbe stato l’innesco della crisi stessa), che hanno avuto secondo alcuni  l’effetto di frenare le esportazioni (a causa delle ritorsioni economiche degli altri Paesi) e di tenere alti i prezzi dei beni internamente. Val la pena anche evidenziare che in molti concordano sul fatto che uno dei motivi che hanno causato una Depressione di tale intensità e durata è stato il fatto che la scienza economica, e la macroeconomia in particolare, era ad uno stato embrionale, e molte risposte alla crisi si sono basate su “intuizioni” non sempre corrette.

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L’Euro forte può rallentare la ripresa?

L’Euro si sta rafforzando significativamente contro il dollaro, superando nei giorni scorsi gli 1,50 dollari per Euro, con un aumento di circa il 18% da Febbraio 2009. Un effetto dovuto certamente all’indebolimento della moneta USA, che soffre per le difficoltà della situzione economica americana, che allontana gli investitori che preferiscono puntare su altre monete, ma è dovuto anche ad un rafforzamento dell’Euro “di per sé”: il Wall Street Journal evidenzia ad esempio come, nello stesso perido, contro un paniere di altre monete, l’Euro si sia comunque aumentato di circa il 10%.

Il rafforzamento dell’Euro preoccupa più di qualcuno, dato che rischia di frenare le esportazioni, un problema tanto più sentito in una fase di uscita da una delle recessioni più forti dell’ultimo secolo, che secondo alcuni calcoli potrebbe costare quasi un punto di PIL all’area Euro. Ma oltre a danneggiare le esportazioni, è messa sotto pressione anche la competizione con i prodotti importati, che grazie all’Euro forte diventano più convenienti. Ma proprio per questo motivo si ha un contenimento dell’inflazione — anche se sono in molti a suggerire che il costo in termini di perdita di competitività delle imprese dell’area Euro (e la conseguente disoccupazione che comporta) non sia bilanciato da questo beneficio.

EUR/USD (november 2008 - october 2009)
EUR/USD (november 2008 - october 2009)

Nonostante chi vuole evidenziare il peso del rafforzamento dell’euro proponga grafici come quello sopra, va evidenziato come, allargando la “visuale”, il cambio Euro/Dollaro sia sì risalito negli ultimi mesi, ma non può essere trascurato che questo fa il paio con il “crollo” di valore che aveva avuto nella seconda metà del 2008, e i valori attuali non possono essere considerati da record.

EUR/USD (january 2006 - october 2009)
EUR/USD (january 2006 - october 2009)

Per completezza, andiamo a vedere uno storico ancora più lungo (dal 1999 ad oggi): si nota come il trend dell’Euro sia sempre stato quello di un rafforzamento, particolarmente dal 2002, data di inizio della sua circolazione “fisica”. Il che sorprende fino ad un certo punto, dato che la ragione stessa di essere dell’Euro è per molti versi sempre stata quella di proporsi come moneta forte alternativa al dollaro.

EUR/USD (december 1998- october 2009)
EUR/USD (december 1998- october 2009)

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Da 1° dicembre ContoConto riduce il tasso base

Banca Carige sta in questi giorni comunicando ai clienti del conto di deposito ContoConto una “proposta di modifica unilaterale delle condizioni economiche“. Dal 1° dicembre, il tasso base applicato sul conto di deposito scenderà all’1,20% lordo (0,876% netto) contro l’1,50% (1,095% netto)  attualmente applicato. Le modifiche al tasso base non influenzano eventuali tassi promozionali di cui usufruisse un cliente, che continuerà a rimanere quello concordato al momento dell’apertura dle conto.

Una riduzione dei tassi da parte di ContoConto era attesa da molti, dato che (come si nota dalla tabella di confronto) gli altri principali conti di deposito avevano già provveduto a questo “ritocco”.

Non ci sono, al momento, informazioni su modifiche al tasso promozionale (attualmente al 3,50% lordo per sei mesi), ma sembra possibile che in parallelo subisca anch’esso un leggero ritocco (rimanendo nel campo delle ipotesi, si potrebbe immaginare che scenda al 3,00% per sei mesi). Un eventuale modifica del tasso promozionale riguarderebbe solamente i nuovi clienti, e non chi già stesse usufruendo della promozione.

Va comunque evidenziato che questo “taglio” è tutt’altro che scontato dato che in passato il tasso promozionale e quello base si sono mossi in maniera relativamente indipendente (il tasso promozionale è sceso dal 4,50% al 4,00% e poi al 3,50%, mentre nello stesso periodo il tasso base è stato prima d’ora “tagliato” una sola volta, scendendo dal 2,00% all’1,50%).

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La vendita di case negli USA continua a diminuire

Recentemente, nelgi USA la NAR (National Association of Realtors, l’associazione americana degli immobiliaristi) ha presentato alcuni dati che mostrano un aumento a settembre negli Stati Uniti delle vendite di case esitenti (quelle “usate”, per capirci). Un dato che è stato preso da molti come un indicatore che le condizioni economiche USA stanno migliorando, e sta iniziando la ripresa.

In realtà però il dato non è affatto così positivo come lo si dipinge, perché questo aumento si riferisce ai dati “seasonally adjusted“, cioè corretti per tenere conto della stagionalità nella vendita delle case.

Infatti, andando a vedere i numeri, si riscontra invece che in valori assoluti le vendite sono diminuite a settembre (da 498.000 di agosto a 472.000), rispetto ad agosto. La diminuzione però è stata minore di quella che normalmente si riscontra tra agosto e settembre (di solito a settembre si riscontra un calo significativo), e questo fa si che i dati corretti stagionalmente mostrino un segno positivo. Tanto più che, secondo alcuni esperti, la ragione sarebbe da imputare a motivazioni fiscali che avrebbero allungato il normale periodo di picco delle compravendite.

La “ripresa” delle vendite di case è quindi un dato che va preso con opportuna prudenza: però più del dato mensile, ci sembra più interessante e degno di nota il fatto che le vendite siano state superiori al settembre dell’anno scorso (quando erano state vendute solo 438.000 case), e sia ormai da giugno che il confronto con l’anno precedente segna un risultato positivo. Ma è ancora presto per dichiarare del tutto chiusa la crisi dell’immobiliare negli USA.

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Grafici storici del prezzo della benzina: il peso delle tasse

Torniamo sul prezzo della benzina, visto che è un tema che interessa a molti, per approfondire il tema della composizione del prezzo della benzina, ed in particolare il peso delle accise e dell’IVA. Proponiamo dunque qualche grafico storico sulla composizione del prezzo di benzina, gasolio e GPL da gennaio 1996 a settembre 2009 (la fonte dei dati il Ministero dello Sviluppo Economico). Si può notare che l’aumento del prezzo dei carburanti negli ultimi anni è da ricondurre per la gran parte all’aumento del costo industriale (che, come giustamente si notava nei commenti al post sul rapporto tra prezzo petrolio e prezzo della benzina, è strettamente collegato con il prezzo del greggio, ma è influenzato anche da fattori diversi).

Vale la pena di evidenziare il ruolo dell’IVA: infatti, come già sottolineato, l’IVA viene calcolata sull’importo comprensivo delle accise, ed inoltre essendo un moltiplicatore amplifica gli effetti di un aumento del costo industriale sul prezzo finale al consumo. Sarebbe a mio parere molto sensato se le associazioni dei consumatori si muovessero per chiedere l’eliminazione dell’IVA sui carburanti, per sostituirla con un accisa fissa, in modo da evitare questo effetto moltiplicatore.

Prezzo della benzina 1996-2009, peso di accise e IVA
Prezzo della benzina 1996-2009, peso di accise e IVA
Prezzo del diesel 1996-2009, peso di accise e IVA
Prezzo del diesel 1996-2009, peso di accise e IVA
Prezzo del GPL 1996-2009, peso di accise e IVA
Prezzo del GPL 1996-2009, peso di accise e IVA

Evidenziamo anche un aspetto interessante: il GPL non costa (al netto delle tasse) tanto meno di benzina e gasolio, per quanto negli ultimi due anni circa non sia “partito per la tangente” e abbia mantenuto una stabilità decisamente maggiore.
Però, come si nota dal grafico che mette assieme gli storici del costo industriale dei tre carburanti, ci sono stati periodi in cui il costo industriale del GPL è stato superiore a quello della benzina. La grossa differenza di prezzo è causata dalla differenza di tassazione: infatti l’accisa sul GPL è estremamente minore.

Composizione del prezzo di benzina diesel e GPL nel 1997 e nel 2009
Composizione del prezzo di benzina diesel e GPL nel 1997 e nel 2009
Confronto dei prezzi industriali di benzina, diesel e GPL, 1996-2009
Confronto dei prezzi industriali di benzina, diesel e GPL, 1996-2009

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Ricerche Frequenti:

  • andamento prezzo benzina ultimi 10 anni
  • costo carburante 1997
  • grafico prezzo benzina ultimi 10 anni
  • grafico storico dei carburanti
  • prezzo benzina ultimi 30 anni

Si moltiplicano le iniziative per insegnare l’economia a scuola

Come abbiamo già sottolineato più volte in passato, la “conoscenza” dei concetti fondamentali dell’economia e della finanza sono estremamente sottovalutati da molti, che però poi si trovano a “rischiare grosso” quando ci si scopre non in grado di gestire le proprie risorse (ad esempio abbiamo ricordato più volte il rischio nell “abusare dei prestiti”). Ma “capire l’economia” è fondamentale per capire quello che succede attorno a noi: quando parliamo dell’economia infatti parliamo della “soddisfazione dei bisogni attraverso gli scambi”. Per questi motivi non possiamo che apprezzare iniziative che si propongono di promouovere una maggiore “cultura finanziaria” già dalle scuole. Soprattutto in un momento in cui la cultura economica è per certi versi in crisi, è importante ripartire dalle fondamenta.

Merita dunque particolare attenzione l’iniziativa del Consorzio PattiChiari, che ha creato  www.economiascuola.it, un portale dedicato a tutti i docenti italiani per favorire l’”educazione finanziaria” nelle scuole. Oltre a nozioni di carattere generale sull’economia, gli insegnanti hanno a disposizione strumenti didattici innovativi per proporre la tematica ai loro studenti all’interno dei diversi programmi scolastici, e un’area interattiva per lo scambio di informazioni ed esperienze. Filippo Cavazzuti (presidente di PattiChiari) infatti sottolinea come l’educazione finanziaria sia fondamentale per “accrescere il grado di democrazia sostanziale di tutto il consesso sociale“.

Anche ING Direct dedica attenzione alla diffusione della cultura finanziaria, e ripete l’esperienza del progetto “Coltiva il tuo sogno”, un progetto “ludico-didattico” lanciato per la prima volta lo scorso anno. Coltiva il tuo sogno” è un progetto dedicato alle scuole elementari, che ha lo scopo di portare l’attenzione di bambini ed insegnanti verso l’importanza del risparmio, inteso come riduzione di sprechi e utilizzo al meglio delle risorse a disposizione) come “mezzo per raggiungere i propri sogni”.

Il progetto coinvolgerà quest’anno 9 regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto), contro le 5 dello scorso anno, e prevede la distribuzione alle classi interessate di un kit gratuito (composto da una guida per l’insegnante, un poster per la classe, un pieghevole per i genitori, un album e semini di zucca —  che i bambini potranno piantare e fare crescere).

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IWBank presenta a SMAU 2009 il nuovo servizio POS “Server to Server”

IWBank è presente in questi giorni a SMAU 2009, la fiera dedicata a informatica e nuove tecnologie, dove sta presentando un nuovo servizio POS, “Server to Server”, per la gestione presso i negozi online di pagamenti tramite carte di credito e prepagate.

Questo nuovo servizio POS è infati destinato all’e-commerce, ed in particolare ai negozianti che hanno volumi di vendita significativi, permette un collegamento diretto ai sistemi di autorizzazione dei pagamenti dei principali gestori di carte di credito (VISA e Mastercard), e dovrebbe offrire un maggiore controllo sulle operazioni di pagamento da parte del negoziante, anche in termini di personalizzazione dell’interfaccia che può essere maggiormente “brandizzata”.

Il nuovo servizio POS Server to Server” ha spiegato Vincenzo Tedeschi, Direttore Marketing e Prodotti di IW Bank “consente di gestire gli acquisti in modo più fluido, con una maggiore personalizzazione del flusso di ricezione del pagamento. Il tutto in condizioni di totale sicurezza”.

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La cultura economica rischia di diventare vittima della crisi finanziaria?

In un intervento alla 50° riunione scientifica annuale della Società Italiana degli Economisti, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha sottolineato come vada evitato che la crisi finanziaria faccia, tra le sue vittime, la cultura in campo economico: Si è aperta una caccia al colpevole, della disciplina economica si è negata sia la valenza scientifica, sia l’utilità sociale; all’interno di una professione sempre pronta all’autocritica crescono le divisioni.”

Che ci siano stati errori da parte degli “economisti”, e ancor più da parte delgi “ingegneri finanziari” è però innegabile. Ma ci sembra il caso di aggiungere un ulteriore elemento che avevamo già sottolineato in passato, e cioè il fatto che si sia (da parte di quasi tutti) dato spazio alle teorie economiche che sembravano fare “più comodo”. Quelle che prevedevano che “tutto sarebbe andato bene”, che “non c’è bisogno di preoccuparsi più di tanto”. Non è vero che nessun economista abbia previsto la crisi finanziaria. E’ vero però che quasi nessuno ha ascoltato (o voluto ascoltare) i “menagramo”.


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Il prezzo del petrolio, della benzina e le lamentele fuori tempo

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare del prezzo della benzina (e del gasolio) che secondo alcuni sarebbe aumentato più del dovuto. Peccato che, come spesso accade, queste discussioni nascano “fuori tempo” (capirete dopo perché scriviamo questo) e soprattutto, tendano a non basarsi su dati. Non diciamo questo perché proviamo un piacere autolesionistico a pagare cara la benzina, ma piuttosto perché, come abbiamo spesso ripetuto, siamo convinti che se non si comprende bene un problema, è estremamente improbabile individuare soluzioni che migliorino la situazione.

Ma andiamo con ordine. Vediamo innanzi tutto in un grafico  l’andamento del prezzo del petrolio (qui ci siamo riferiti alla varietà WTI) e il cambio EUR/USD. I dati sono riferiti al periodo 1° gennaio 2007 – 20 ottobre 2009. Per la cronaca, val la pena ricordare che l’aumento del prezzo del petrolio — per quanto spiacevole — è per molti versi un segnale positivo per l’economia, dato che una maggiore domanda indica una maggiore attività economica. Chiaramente, come abbiamo già evidenziato, ci sono dei fattori che possono essere considerati sostanzialmente speculativi.

Prezzo del petrolio in USD, cambio EUR/USD, prezzo del petrolio in EUR
Prezzo del petrolio in USD, cambio EUR/USD, prezzo del petrolio in EUR

Si può notare come, nonostante la svalutazione del dollaro delle ultime settimane, il prezzo del petrolio in Euro sia comunque aumentato. Concentriamoci su questo valore riferendoci, per avere maggiore “pulizia”, alla media mobile a 3 giorni  (cioè per ogni giorno utilizziamo, anziché il prezzo del giorno stesso, la media del prezzo del giorno, di quello precedente e quello successivo). Chiaramente utilizzare questa media cambia (di molto poco) i termini di confronto: lo scopo è però concentrare l’attenzione sui trend.

Prezzo del petrolio in EUR, media mobile 3 giorni
Prezzo del petrolio in EUR, media mobile 3 giorni

Vediamo ora l’andamento del prezzo netto di benzina e gasolio. Va sottolineata l’importanza di fare il calcolo sul prezzo netto, dato che le accise sono fisse (ad oggi, 0,423€/l su gasolio e 0,564€/l sulla benzina) e non hanno a che fare con l’andamento del prezzo del petrolio. Nel calcolo, abbiamo considerato anche le variazioni delle accise, in particolare la riduzione temporanea che si è avuta per un po’ di tempo l’anno scorso, ma anche l’aumento da 0,416 a 0,423 sul gasolio apportato a metà 2007. Per calcolare il prezzo netto va scorporata anche l’IVA, che val la pena sottolineare come sia calcolata su prezzo industriale + accisa, cioè in pratica ci si trova a pagare delle tasse su altre tasse, cosa che dovrebbe spingere a qualche riflessione. Anche in questo caso abbiamo calcolato la media mobile a 3 giorni. (tra parentesi: sì, la benzina costa meno del gasolio, al netto delle tasse).

Prezzi (media mobile 3 giorni) di benzina e gasolio
Prezzi (media mobile 3 giorni) di benzina e gasolio

A questo punto, è semplice calcolare il rapporto tra il prezzo di benzina e gasolio, e quello del petrolio:

Rapporti tra i prezzi (medie mobili 3 gg) di benzina/gasolio e petrolio WTI
Rapporti tra i prezzi (medie mobili 3 gg) di benzina/gasolio e petrolio WTI

Si può notare che questo rapporto non è stato costante nel periodo considerato, ma in questo momento non è particolarmente anomalo. E’ però molto interessante sovrapporre questo grafico al precedente, per vedere  assieme le variazioni di prezzo netto e del rapporto di prezzo:

Prezzi netti benzina/gasolio e rapporto prezzi/prezzo del petrolio
Prezzi netti benzina/gasolio e rapporto prezzi/prezzo del petrolio

A questo punto, dovreste aver capito a cosa ci riferivamo riguardo le lamentele “fuori tempo”: se non è adesso che il prezzo dei carburanti è anormalmente alto, si nota in modo evidente come, al calare del prezzo del petrolio da fine dell’anno scorso fino a quasi metà 2009, la diminuzione del prezzo di benzina e gasolio non sia stato altrettanto veloce, soprattutto nel caso del diesel. Purtroppo, in quel momento vi sono state poche lamentele (probabilmente la maggior parte delle persone era soddisfatta del fatto che i prezzi fossero diminuiti, quindi non si poneva particolari problemi), e quelle che ci sono state avanzavano richieste sostanzialmente assurde, perché dimenticavano la presenza delle accise e dell’IVA sul prezzo, mancando quindi di cogliere correttamente il problema e risultando quindi sostanzialmente inefficaci.

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La UE ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia, riguardo la vendita a distanza di servizi finanziari

Visto che siamo in tema di Direttive Europee, val la pena evidenziare come la Commissione Europea abbia avviato, l’8 ottobre scorso, una procedura d’infrazione contro l’Italia, a riguardo della vendita a distanza di servizi finanziari, per un non adeguato recepimento della Direttiva che riguarda proprio la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori (2002/65/CE). L’Italia non è l’unico Paese “ripreso” dalla Commissione: analoghe procedure sono state avviate verso Belgio, Olanda, Svezia, Spagna e Lettonia.

In particolare la Direttiva prevede, oltre al diritto del consumatore di ricevere una serie di informazioni pre-contrattuali, la possibilità di recedere dal contratto stipulato a distanza entro 14 giorni “di calendario”. Sarebbe soprattutto l’applicazione del diritto di recesso che è sotto critica, dato che il recesso sarebbe possibile solo in tempi più brevi (oppure in alcuni casi del tutto impossibile).

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