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Ultimamente è molto discusso il tema dei (super)bonus ai manager delle banche, e si moltiplicano le proposte di provvedimenti per limitarli o quantomeno regolamentarli. In realtà, bisogna tenere presente che quello dei bonus è un sintomo, non il problema.

In altre parole, è perfettamente vero che in molti casi la struttura dei bonus incentiva i manager ad assumersi rischi eccessivi, ma questo avviene perché gli azionisti (non solo nel caso delle banche) considerano “giusto” privilegiare il breve periodo al lungo, mettendo a rischio la sostenibilità nel tempo dell’impresa. Se gli azionisti (cioè i proprietari) ragionassero in modo inverso, sarebbe del tutto automatico che i bonus ai manager sarebbero strutturati di conseguenza (e premiare un manager che mette a repentaglio l’economicità di lungo periodo sarebbe messo sullo stesso piano di uno che — con le logiche attuali — segna perdite enormi).

Insomma, il problema più profondo è che serve sviluppare un cambiamento della “cultura degli azionisti”, che può essere affrontato ad esempio strutturando opportunamente la fiscalità degli investimenti, ma anche tramite uno sviluppo della cultura finanziaria, per incentivare i piccoli investitori a operare in modo “sostenibile”, e creare a cascata delle pressioni sui soggetti più grossi (a partire dai fondi di investimento) perché adottino anch’essi queste logiche.

Altrimenti il tema dei bonus ai manager rischia di diventare un discorso prettamente populista: ma non dimentichiamo che non c’è  nulla di male se si premia con un milione chi ne fa guadagnare cento. Il problema è piuttosto quello di premiare-in-cambio-di-cosa: e gli obiettivi, non si può dimenticare, li decidono gli azionisti (a volte anche implicitamente).

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. Certo che non c’è nulla di male se si premia con un milione chi ne fa guadagnare cento, infatti la discussione dei superbonus in atto verte esattamente sul problema contrario: E’ giusto premiare con un milione chi te ne fa PERDERE cento? Se non nessuno avrebbe mai messo in discussione niente, mi pare ovvio.
    E’ un pò quello che succede con i calciatori: se un calciatore riuscisse a far guadagnare alla società più di quello che la società spende per averlo, la finanza nel calcio andrebbe MOLTO meglio.

  2. @Riccardo

    In Italia, per la verità, la polemica è stata incentrata su quanto guadagna Alessandro Profumo nonostante la “sua” banca sia stata sempre in utile anche in anni terribili come il 2008 ed il 2009.
    Oltre al fatto che in Unicredit hanno saltato i bonus pur potendoli prendere.
    E’ che siccome le banche sono antipatiche per definizione vengono prese di mira a prescindere.
    Una polemica seria sarebbe stata per società quotate come I Grandi Viaggi (caso limite, ma ce ne sono stati tanti), nelle quali è successo persino che fossero i compensi agli amministratori a portare l’azienda dall’utile alla perdita……
    Tuttavia, non essendo una banca, su questo tipo di comportamento non c’è stata nessuna polemica……

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