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Abbiamo già scritto un paio di settimane fa del tentativo di “tassazione” dell’oro della Banca d’Italia da parte del Governo. Val la pena ricordare il motivo del “no” della Banca Centrale Europea — che era già stato ampiamente anticipato — dato che l’argomento sta tornando di attualità.

La questione infatti è molto semplice, infatti la “tassa” è basata sull’aumento del valore dell’oro detenuto, con  la “scusa” che ciò comporta un guadagno da parte di chi lo detiene. È abbastanza intuitivo che però questo guadagno si concretizza realmente solo se l’oro viene venduto, cosa che non è detto rientri nelle politiche di una banca centrale.

Tenuto presente ciò, diventa evidente che  quella proposta non è quindi in realtà una “tassa”, ma un prelievo arbitrario di risorse dalla Banca d’Italia, che è vietato dal Trattato UE, in quanto si tratta di una prassi che destabilizza l’economia, perché alla fine comporta enormi rischi dal punto di vista dell’inflazione.

Per questo motivo, lascia un po’ perplessi la stessa scelta del Governo di portare avanti la proposta nei termini in cui è stata espressa: anche considerando che le classi politiche tendono (purtroppo) a ragionare sempre più visione di breve periodo (e quindi a non curarsi degli effetti collaterali delle proprie scelte), appare piuttosto ingenua l’idea che un provvedimento come questo sarebbe stato accettato senza fiatare.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

http://www.banknoise.com/2009/07/il-governo-tenta-la-tassazione-delle-riserve-auree-della-banca-ditalia-ma-la-bce-frena.html

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