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La relazione di uno stagista quindicenne di Morgan Stanley ha attirato l’attenzione di molti gestori di fondi, analisti e manager della “City” londinese, descrivendo l’atteggiamento verso la tecnologia suo e dei suoi coetanei. Cosa ha scritto di tanto interessante? Proviamo a sintetizzare alcuni dei punti:

  • Social Network: Facebook è popolare perché permette di interagire con gli amici su larga scala. Invece Twitter ha molti iscritti ma non è utilizzato perché i profili non li vede nessuno, e (soprattutto) mandare messaggi attraverso twitter consuma credito.
  • Giornali: gli adolescenti non leggono regolarmente i giornali, e non sono interessati a pagine e pagine di testo, ma al massimo leggono i titoli o le sintesi. Inoltre gli adolescenti sono molto restii a pagare per un giornale.
  • Film: gli adolescenti vanno spesso al cinema, soprattutto fino ai 14 anni (anche perché dopo pagano il biglietto intero da adulti), e sono interessati, più che al film in sé, allo stare con gli amici e all'”esperienza”.
  • Cellulari: dato che la maggior parte dei cellulari dei ragazzi ha Bluetooth (che è gratuito), utilizzano molto questo servizio per scambiarsi canzoni e video. Invece non utilizzano mai i servizi che vendono suonerie e sfondi, sia per la “cattiva stampa” che questi servizi si sono guadagnati, sia perché (con i telefoni moderni) è possibile recuperare su internet musica, immagini e filmati da trasferire a costo zero sul cellulare.
  • Pubblicità online: i giovani sono molto attratti dal viral marketing, che spesso crea contenuti divertenti ed interessanti. Al contrario, la trovano pubblicità “classica” sui siti come fastidiosa ed inutile.

Ora, permettetemi di dire che — con tutto il rispetto — si tratta di considerazioni piuttosto banali, e viene da unirsi a quanti sono rimasti sorpresi dalle reazioni sorprese. Che non hanno riguardato solo le categorie “finanziarie” (analisti e manager, dei quali abbiamo già avuto occasione di parlar male in passato) che citavamo all’inizio, ma anche “esperti” di marketing — preoccupati per il futuro della pubblicità sul web– o “esperti” di giornalismo — preoccupati dal futuro delle news online: come dovrà (e potrà) essere strutturata fra 10 anni, quando saranno adulti questi ragazzi “non interessati a tante pagine di testo”?

Alla serie di “banalità” che avete letto finora, permettetemi di aggiungerne un’altra: un quindicenne fra 10 anni non sarà più un quindicenne. Un concetto banale, che però sembra sfuggire a molte persone che sono abituate a confondere le trasposizioni con le elaborazioni, per individuara un trend. In altre parole, non c’è assolutamente nulla di nuovo nel fatto che un adolescente non sia interessato alle notizie e tantomeno agli approfondimenti (sarebbe piuttosto sorprendente il contrario), ma questo non vuol dire che non possa sviluppare tale interesse negli anni successivi. Pensate a voi stessi: quando eravate 15enni avreste mai letto un blog come questo? Diciamoci la verità, decisamente no, ma adesso lo state facendo. Stesso discorso sulla pubblicità online: cosa c’è di nuovo nel fatto che con un 15enne ed un 30enne il marketing debba comunicare in modo diverso? Nulla. Ovviamente, adesso ci sono tecnologie e strumenti di comunicazione diversi, per cui con un adolescente di adesso si comunica in modo diverso da un adolescente di 15 anni fa.

Allo stesso modo, parlando di servizi web, confondere “tanti iscritti” con “tanto utilizzo” è un errore dalla peggior tradizione della “new economy. Quello che conta sono gli utenti attivi, non la gente che si iscrive ma poi non torna (come è il caso di Second Life, per citare un’altra moda, in cui gli iscritti sono diversi milioni, ma gli utenti attivi sarebbero meno del 3% del totale).

Per concludere, è un po’ preoccupante da come spesso nell’interpretazione di fenomeni (sociali ed economici) si applichino spesso semplificazioni nel metodo (o nei dati) che distorcono in modo considerevoli le conclusioni. Come è oggettivamente stato il caso anche nella finanza, con il risultato che non sono state prese per tempo le contromisure che avrebbero potuto prevenire (o quantomeno contenere) la crisi economica.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. beh che dire alla city o ci sono o ci fanno (oppure ci prendono per il sedere).
    Visti i casini che combinano ritengo che siamo governati da una banda di folli che ignorano la realtà di qualche miliardo di persone.
    Ma d’altra parte il loro mondo (e il loro immaginario) deve essere ben diverso dalla quello percepito dalla maggior parte delle persone (e con questo non intendo dire che la maggior parte delle persone , me compreso, abbiano le idee troppo chiare)

    piccola nota finale off topic
    Mi son son trasferito al nord per lavoro e lo sapete cosa ho notato: che la gente si è arresa, non solo non si combatte più per i propri diritti ma soprattutto, e questo mi ha sconcertato, non si prova a interpretare la realtà: in due parole ”si tira a campare” .
    Mi son fatto l’idea che la tecnologia vada più veloce della capacità delle persone ad interpretare e gestire le cose; morale: apatia. imho

  2. Io non capisco invece una cosa… Se questo sito considera banale lo stupore dei marketing… allora come mai non ha successo come facebook?

    I commentatore che pensa siano folle la gente che si stupisce alle banalità ad esempio… che siti famosissimi possiede per poter parlare cosi?

    Ma soprattutto perchè trovo una critica e non un’esempio concreto di quello che invece dovrebbe apparire agli occhi di tutti(quidi non solo manager di rilievo…) come non banale?

    Infine mi sembrano quelle delle osservazioni per niente banali… Quello che stupisce potrebbe essere ad esempio che quello che la gente possa considerare banale in realtà non lo è per niente!

    Tanto è vero che nessuno credeva e crede tutt’ora che facebook possa aver un futuro come altri siti
    del tipo…

    Che il viral marketing magari possa essere solo un trappola per idioti senza cercello quando invece è vero proprio il contrario visto che il target ora sono professionisti del settore come esempio telegionarli e famose emittenti televisive annunciano di essere appunto su facebook (inoltre con una fierezza e uno stile di pesentazione paragonabile a quella di un 15 enne che possa avere il suo profilo e sentirsi qualcuno fremendo per arrivare a farsi conoscere e attiare visitatori nella sua “sito”…)

    Sono tutti banali quindi? mah… io rimango più perplesso da questi modi o meglio luoghi comuni di ragionare… Per una volta che si fa invece un passo avanti invece che indietro… mah…

    Se mai il vecchio e classico modo di ragionare e di non saper capire che dietro ad una apparente banalità si possa celare qualcosa di geniale e che possa avere un successo di proporzioni cosmiche!

    Quello che prima portava gli stessi propietari di emittenti televisivi a non pubblicizzare la rete e ora invece si rirovano pure i tg oltre ad avere siti internet persino profili facebook da far conoscere…

    L’errore più grande e considerare le cose banali appunto banali… Questo potrebbe apparire un ragionamento contorto e poco chiaro alla gente “comune” ma appunto se fosse il contrario allora forse potrebbero essere realmente viste cose banali intese come inutili…

    Infatti un’artista si giudica per il fatto che riesce a vedere in un sasso un’opera d’arte la gente invece ci vede un sasso e basta… Infatti anche un sasso non è banale? appunto noto ancora con amarezza che in Italia siamo sempe dietro a tutti… Infatti guarda caso il “web italiano” non è fatto altro che da idee scopiazzate da altri o clone di siti già esistenti… Quindi lontano anni luce da poter creare fenomeni quali Facebook se non per rare eccezioni… o mi sbaglio? Se qualcuno ha visto un sito che non sia clone di youtube o altri siti famosi all’estero qui in Italia lo segnali pure… Ovviamente i siti originali esistono io mi riferisco a siti che possono vantare popolarità tali da ssere paragonabili a facebook,youtube,ecc… (nemmeno a dire che è un fatto geografico o statistico… Visto che il primo è made in usa e l’altro in uk che inoltre non è molto distante dall’italia… e non solo per un fatto geografico…)

    Francesco

  3. @Francesco: mi sa che hai capito male il senso di quello che ho scritto (oppure che mi sono espresso male io).
    Il punto non è che le cose che questo 15enne sottolinea sono sbagliate, anzi, l’esatto contrario.
    Non è, ad esempio, che il viral marketing è una stupidaggine: tutt’altro, la questione è che funziona talmente bene (nei contesti adeguati), che è sorprendente che manager del settore se ne accorgano da una relazione di un ragazzino.

  4. [Forse OT] Facebook è un sito di successo? Dipende dai punti di vista. Dal numero di visite, certamente. Però è una società che fa decine di milioni di passivo all’anno. La differenza forse è quella, in USA o UK i soldi te li danno sulla fiducia sulle idee (anche se abbiamo visto dove ha portato), in Italia… se dimostri di non averne bisogno.

  5. x mark75
    Scusami allora potresti essere più chiaro? potrebbe essere utile una riflessione del tipo se non si arriva a sentenzariare subito è giusto o sbagliato… Almeno è quello che penso io…
    Ad ogni modo ieri non avevo tempo ho scritto proprio malamente perchè ho “colto l’attimo” come si dice… e ho postato al volo inoltre senza rifletterci più di tanto… Questo potrebbe dirla anche lunga sul concetto banalità… Infatti quello che volevo aggiungere di quello che potrei pensare dell’articolo letto ovvero dello stupore di grandi personaggi del marketing… è che viveceversa vale anche il fatto che stupisce che un 15enne sia cosi consapevole di questi strumenti e di cosa possa piacere e non piacere alle persone della sua età…

    Cioè il concetto che io ho del marketing tradizionalista è sempre stato un pò quello che quanto uno cresce pensa mamma mia quanti soldi buttati per delle stronzate! A qualcuno di voi è mai capitato?
    Tengo a precisare che io sono sempre stato “immune” dal marketing anche da ragazzino quindi per dire
    però alla fine capita di trovarsi a pensare quello suddetto…

    Questo perchè il marketing sembra inteso come un voler “fregare” la gente… Nei casi estremi venderti un prodotto per quello che non è… (vedi i casi di multe e violazioni degli operatori telefonici per pubblicità ingannevole…)

    Quindi quello che si vede in televisione ad esempio è la pubblicità “vecchio tipo” intesa da questo
    punto di vista e non tanto per il fatto che siano spot piutttosto che banner interattivi… mi sono spiegato?

    Allora vedere un ragazzo 15 enne che uno può magari anche immaginare avendo un rapporto di confidenza con la tecnologia… appunto capire e quindi essere più bravo della generazione precedente a “schivare” i sistemi pubblicitari di ultima generazione tra i più “appetitosi”…

    Quindi magari uno pensa se il 15enne sta “al gioco” è perchè come la vecchia generazione subisce passivamente e incosapevolmente gli effetti del marketing… Altro discorso invece sentire un ragazzino che invece si dimostra quasi più consapevole di chi realizza questi prodotti e quindi i professionisti del marketing e quindi vedersi accettare coscentemente ,quasi visto come un premio al talento del professionista del caso,ad “abboccare” e quindi fare il gioco di questi uomini del marketing…

    Quello che mi ha stupito,personalmente,è proprio questo in un mercato dove specie quello della pubblicità in rete e dei tanto famosi “pay x click” mi trovo a lettere in rete commenti poi giustamente considerati meschini del tipo non cedo alla pubblicità anche se mi piacere per non dare un soldo a chi offre un servizio…

    Ecco quest’ultimo atteggiamento e risposta troverei molto “idiota” oltre che banale… invece sapere che ci sia una spinta verso anche un certo sistema di fare pubblicità mi soprende molto…
    (appunto propio in considerazione di come la gente alla fine possa credere alla pubblicità inconsapevolmente e poi al contrario in modo consapevole se si prova a domandare alla gente cosa pensa della pubblicità ne parlarne male… come una cosa da abbolire…)

    A questo punto spero almeno si sia chiaro il mio concetto anche se ho interpretato male quello del sito che francamente continuo a capire solo che il ragazzino ha detto delle banalità e il perchè non mi è cosi chiaro visto anche le mie considerazioni…

    x jc
    Il tuo commento è intrigante per me… mi piacerebbe un’approfondimento… spiegati meglio… (tranne che in Italia i soldi li danno soli a chi ne ha molti questo è chiarissino e anche stranoto quindi non necessita di ulteriori chiarimenti… Anche se non capisco il legame con le idee!?mi sembrano 2 sistemi completamente differenti… Prestare i soldi a chi necessità e sapere poi di avere delle garanzie poi per poterli restituire è un conto… Tutt’altra storia invece trovare dei produttori come nel mondo del cinema cioè uno che finanzia un progetto… Cioè qui manca la seconda tipologia ma non penso che in uk fanno di tutta “un’erba un fascio” oppure si?visto che su questo sono poco informato potrei magari sbagliarmi ma non penso che la crisi economica dipenda da queste cose… Anzi mi pare che google continui persino ad assumere… che poi licenzi magari sono più scuse che altro per seguire in realtà delle loro sestrategie commerciali…)

    Riguardo il fatto di facebook chiaramente io infatti l’ho citato esclusivamente per il fattore visite e popolarità… Infatti la parte economica non l’ho proprio trattata perchè il marketing si limita a far consooscere e vendere quel prodotto… che poi l’azienda abbia problemi di altra natura… economica che riguarda più la contabilità mi pare un’altro discorso… (quindi rapporto con le banche,gestione dei capitali ,politiche sui prezzi,ecc… )

    Infine in Italia non che prima i soldi te li regalavano anzi… le banche sono sempre state viste qui da noi come delle “ladre” e poi con servizi pessimi anzi le nostre banche fanno schifo da questo punto di vista…. Ricordo al riguardo un paragone con le altre banche estere che fanno sembrare l’Italia un paese schifoso da questo punto di vista… Poi per non parlare delle tasse sul bollo e sui conti deposito… Una pressioni fiscale ingiusta e persino esistente solo qui da noi…

    Quello sopra descritta è la realtà che esiste ben prima della crisi economica… Ciò nonstante la crisi ha toccato anche noi… e quindi come te lo spieghi?

    Poi parli male delle banche usa e uk… per quasi elogiare sembra quelle Italiane… vallo a dire ai risparmiatori della Cirio e Parmalat? Sono 2 casi di crack finanziario che fanno impallidire persino gli usa… altro che….

    Se mai una risposta che io posso darmi è una sola… Anzi sono 2! Incompletenza!!! e Disonesta!! ecco la crisi da dove viene…

    Uno che invece possa essere colpevolizzato di essere troppo “generoso” a dare prestiti (ma che,per caso. ti sei visto il film di yesman? :D Ecco giusto nei film troveresti una banchiere che risponde alla tua descrizione :D )di certo non può essere considerato sicuramente un disonesto e probabilmente nemmeno un’incompetente… (poi citando proprio il film di yesman è scontato e banale appunto pensare agli effetti positivi che scaturiscono da una flessibilità nel concedere prestiti…
    a comiciare dall’immagine non vedendo la gente le banche come delle “ladre” e conseguentemente a ritrovare fiducia specie in un momento di crisi per quest’ultime…)

    Quindi questo mi fa escludere che un personaggio del genere possa essere ritenuto,niente meno,come
    la causa principale o persino assoluta della crisi economica… A questo punto è molto più facile pensare che la copia sia dovuta all’ex presidente del Nasdaq (visto come è finito…) e gente del suo “calibro”… (chiaramente riferito non alla posizione ma all’animo disonesto e da truffatore…)
    che ad altri motivi…

    Francesco

  6. Cerco di spiegarmi in modo sintetico.
    Nel post si parla male dei manager, e non dei quindicenni o delle considerazioni specifiche fatte dal ragazzo. Stiamo parlando male dei manager per due motivi:
    1) Si tratta di fenomeni che a gente che si professa “esperta del settore” — come i manager — dovrebbero essere noti (in questo senso, ho scritto “banalità”);
    2) In molti hanno equivocato ritenendo che il comportamento dei 15enni di oggi sarà quello che avranno fra 10 anni quando saranno 25enni. Dovrebbe essere invece facile da capire che questa “trasposizione” non si può fare, perché crescendo i comportamenti cambiano. L’esempio più significativo a mio parere è l’atteggiamento verso le notizie: non è sorprendente che un 15enne si “fermi” a leggere solo i titoli, ma se ci si pensa bene è sempre stato così, e questo non esclude che con il passare degli anni poi uno sia interessato ad approfondire.

    Sulla crisi economica, invece, direi che cerchi una soluzione un po’ semplicistica. Le banche (soprattutto americane) hanno speculato, ma attenzione a come hanno speculato: facendo prestiti a chi non poteva ripagarli (una cosa diversa dalla semplice flessibilità). Fare prestiti in questo modo non è generosità, è pura e semplice speculazione irresponsabile (anche perché poi le perdite le hanno fondamentalmente girate ad altri). A livello sistemico, se i prestiti non vengono ripagati, si creano dei “buchi” che prima o poi vengono al pettine, e se ne pagano le conseguenze.

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