Il governo USA potrebbe ridimensionare le banche troppo grandi

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Avevamo scritto più volte che uno dei problemi dei mercati finanziari è che alcuni soggetti (banche e assicurazioni) sono talmente grandi da alterare il funzionamento dei mercati, e che il trascurare questo fattore era uno dei limiti dei piani anti-crisi finora adottati.

Sembrerebbe adesso che il Governo USA si sia deciso ad affrontare il problema, imponendo una serie di oneri (dall’imposizione di dotarsi di maggiori riserve, a controlli più severi) che di fatto pur senza un divieto esplicito, scoraggia la crescita smisurata dei giganti finanziari, spingendo di fatto verso una loro frammentazione, almeno secondo le intenzioni del White House’s National Economic Council. Quantomeno, il risultato vorrebbe essere che solo gli istituti finanziari che sono in grado di gestire dimensioni elevate, mantengano tali dimensioni, e comunque operino entro livelli di esposizione al rischio più ragionevoli. Ed evitare la commistione tra attività finanziarie e commerciali (non a caso, tra i primi a contestare una simile iniziativa ci sarebbe General Electric), che secondo molti costituisce un elemento che rende il rischio, a livello sistemico, poco controllabile.

Quella di “ridimensionare le banche troppo grandi” è sotto alcuni punti di vista una scelta obbligata, dato che le finanze del Governo USA sarebbero messe a dura prova da un ulteriore “salvataggio” come quelli realizzati a supporto di Citigroup o di AIG. Molti analisti però evidenziano come sia in ogni caso necessaria un’azione decisa, soprattutto in termini di tempi: infatti, la “ventilazione” di un cambiamento delle regole rischia di crea incertezza nei mercati, che continuano a vivere una situazione non facile, e potrebbe creare ripercussioni negative, in attesa che venga presa una decisione in un senso o nell’altro.

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