Indagine: come sono cambiate le abitudini di risparmio e consumo delle famiglie, di fronte alla crisi

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ING Direct ha presentato nei giorni scorsi i risultati dell’interessante indagine internazionale Sociologic Trends Around Saving (trend sociologici relativi al risparmio), commissionata all’istituto di ricerca TNS nei 9 paesi in cui la banca diretta del gruppo ING è presente (Italia, Usa, Canada, Francia, Germania, UK, Austria, Spagna e Australia).

Dalla ricerca emerge, come prevedibile, che la crisi economica ha avuto un significativo impatto concreto sulle abitudini delle famiglie in tutto il mondo, spingendo verso forti cambiamenti nelle loro scelte di risparmio e di consumo, ma evidenzia una serie di aspetti e di eterogeneità che offrono numerosi spunti di riflessione.
La fotografia sul Belpaese conferma la fama di formichine degli italiani anche in questo periodo critico, identificandoli inoltre come amanti dei viaggi e della moda, che non rinunciano ai piccoli lussi quotidiani.

In Italia, il 42% delle famiglie mettono oggi meno soldi da parte rispetto all’anno scorso, la percentuale più alta tra i 9 paesi in cui si è svolta l’indagine, vicina al 40% della Francia ma nettamente lontana dal 22% dell’Austria. Ma merita di essere  evidenziato come ben il 29% delle famiglie italiane riesce addirittura a risparmiare più di prima: una percentuale che supera quella degli altri Paesi, dove il massimo è raggiunto dal 25% degli USA.

Ma questo “maggior risparmio” non deve essere confuso come maggior guadagno, infatti l’indagine evidenzia in modo chiaro come le famiglie che ci riescono, mettono via più soldi per essere pronti in caso di emergenza (41%) e per tutelarsi di fronte ad un futuro che considerano incerto (18%).

Motivazioni al risparmio (fonte TPS-ING Direct)
Motivazioni al risparmio (fonte TNS-ING Direct)

Per risparmiare di più (o almeno, cercare di far quadrare i conti) la maggior parte delle persone ha affermato di aver dovuto modificare le proprie abitudini di consumo (in Italia solo il 6% ha dichiarato di non aver cambiato comportamento).  Il 74% (il dato più alto dei nove Paesi) ha tagliato le spese superflue,  il 51% ha viaggiato meno, ma anche passato più tempo a casa (43%), e il 30% ha cercato di spostarsi più spesso a piedi. Ma anche, banalmente, il 33% degli italiani sta più attento a controllare le monete del resto, quando paga in contanti.

Nonostante la tendenza sia quella di “stringere la cinghia”, l’indagine ha evidenziato anche come ci siano “piaceri” che le persone non hanno voluto (o saputo) sacrificare. A livello internazionale, ad essere considerati intoccabili sono soprattutto cibo, viaggi e casa. In Italia la situazione è leggermente diversa, e ad essere considerati “intoccabili” sono soprattutto la moda (il 31% dichiara che non rinuncerebbe mai a rifornire il proprio guardaroba di nuovi vestiti), e la spesa per sport ed entertainment (intoccabile per circa il 20%, più alta della media), ma anche i libri o il cinema non sono elementi su cui gli italiani ritengono sia ragionevole “tagliare”.

Tra le spese che invece gli italiani avrebbero deciso di rimandare, ci sono l’acquisto di un’automobile (37%) e della casa (14%) ma anche i lavori di ristrutturazione dell’abitazione (24%).

Una curiosità: pare che la crisi non abbia avuto impatto solo sui comportamenti economici ma anche sulla vita sentimentale delle persone. In Italia, a differenza degli altri Paesi, circa il 16% delle persone sposate o in coppia ha affermato che con la crisi la propria relazione è migliorata, diventando più profonda e romantica. Tra i single, invece, l’impatto negativo è stato maggiore. Il 50% degli italiani ha dichiarato che i suoi appuntamenti sono diminuiti, anche in seguito alla riduzione delle uscite per restare “a budget”.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

7 pensieri su “Indagine: come sono cambiate le abitudini di risparmio e consumo delle famiglie, di fronte alla crisi”

  1. avere soldi da parte in caso di emergenza e incertezza sul futuro non sono la stessa cosa? e in questo caso fa ben 50% per quasi tutti paesi salvo l’australia

  2. Sono cose simili e collegate, ma non del tutto identiche: “emergenza” è un problema personale (es. banale, dover fare una grossa spesa dal dentista), “incertezza sul futuro” riguarda la valutazione generale sull’andamento economico (es. perdere il lavoro).

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