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La necessità più importante da affrontare riguardo la crisi finanziaria è creare le condizioni per evitare il suo ripetersi in futuro. Una necessità prioritaria anche rispetto all’affrontare le (gravi) problematiche contingenti della crisi, perché il rischio è altrimenti quello di creare le condizioni per una prossima crisi, ancora più grave.

L’esigenza, come abbiamo scritto più volte anche su questo blog, è quella di regolamentare in modo più efficace e trasparente il sistema finanziario. Negli USA è allo studio una revisione del sistema, che a quanto pare esclude l’ipotesi (ventilata in precedenza) di un regolamentatore unico a supervedere tutte le problematiche finanziarie, ma prevede la creazione di un “Consiglio dei Regolatori” per coordinare meglio il lavoro dei diversi organismi, risolvendo situazioni di conflitto di autorità o di “buchi” del controllo. Il “regolamentatore unico”, in effetti creava alcune problematiche di competenze e capacità, nonché di metodologie operative — può aver senso che per controllare soggetti finanziari di tipologie diverse servano capacità e modi di operare diversi. È però molto importante che il lavoro sia coordinato e “consistente”, cioè deve esserci uniformità di valutazione, per quanto possibile.

Oltre al “Consiglio dei Regolatori”, il progetto del Governo USA prevede alcuni altri elementi interessanti:

  • Gli istituti che originano o intermediano “securitizzazioni” (l’accorpamento di diversi crediti in un solo strumento di investimento) devono mantenervi un interesse finanziario nel suo andamento. Questo per frenare la creazione di titoli spazzatura, dato che chi li producesse non potrebbe semplicemente “rifilarli al mercato”.
  • Dovrà essere istituito una regolamentazione di gestione dei fallimenti che permetta di guidarli (anche attraverso scomoposizioni societarie) in modo più ordinato, specialmente quando si parla di soggetti che hanno un grande impatto sul sistema economico (grossi fondi, grandi banche o grandi assicurazioni).

Si tratta di idee certamente interessanti, che si affiancano ad altre degne di nota (come la necessità di prevenire il “prestito predatorio, e la riconosciuta necessità di operare in modo coordinato a livello internazionale), e che se implementate bene possono avere una certa efficacia nel prevenire il ripetersi di una crisi finanziari come quella attuale. È necessario però non considerare il problema già risolto: il mettere in pratica delle soluzioni buone sulla carta, non è certo un passo sempre facile.

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