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Secondo le valutazioni degli analisti di Banca Monte dei Paschi di Siena (basate sulle rilevazioni delle Camere di Commercio) il PIL Lazio è diminuito meno della media nazionale: -0,1% nel 2008, contro il -1% dell’Italia. Questo risultato è ottenuto nonostante la sofferenza dei settori dell’industria e delle costruzioni, e sarebbe da attribuire ad una sostanziale tenuta del settore dei servizi.

Il caso è particolarmente interessante, perché sarebbe la conferma che il “pensare” paga più del “fare”, quest’ultimo inteso come settore industriale produttivo. Del resto, è da tempo che si evidenzia come il nostro Paese dovrebb puntare molto di più sull’aumento del valore aggiunto: una chiave per affrontare il problema della bassa produttività (e dei conseguenti bassi redditi) molto più efficace del “lavorare di più” che ogni tanto si sente proporre.

In effetti, nel Lazio si avrebbe un rapporto tra spesa pubblica in ricerca e sviluppo e Pil circa doppio della media nazionale, ed un forte peso delle esportazioni, ma molto più diversificate rispetto ad altre aree d’Italia: l'”area Euro” pesa “solo” per il 40%, il resto dell’Europa il 22%, e il 10% gli USA. Questa diversificazione permette a livello complessivo di soffrire meno le difficoltà dei singoli paesi destinatari.

Dati insomma positivi e confortanti, ma a cui va aggiunto un “sospetto”, e cioè che i servizi che trainano l’economia del Lazio siano supportati dall’indotto delle amministrazioni pubbliche centrali (che potrebbero avere una elasticità della spesa — anche verso il basso — minore del comparto privato), cosa che chiaramente renderebbe non replicabile (almeno, non totalmente) il “modello Lazio” nelle altre Regioni.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. non mi stupisce, dato il contributo della pubblica amministrazione al PIL laziale: un gigantesco stabilizzatore automatico assistenziale.

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