Il "futuricidio" della Lettonia (e le analogie con l’Italia)

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La grave crisi finanziaria della Lettonia sta conducendo il governo del Paese ad una serie di tagli delle spese per contenere il grave deficit. Tagli le cui modalità però stanno sollevando alcune critiche, tanto da far parlare qualcuno di un vero e proprio “futuricidio”, dato che rischia di minare le basi per un futuro “sano” per il paese baltico.

Assieme alla sanità, sarebbe infatti la scuola a subire massici tagli negli investimenti. L’aspetto problematico è che, secondo le critiche, non si tratterebbe di una “razionalizzazione” della spesa, ma di un pericoloso taglio indiscriminato.

Il caso della scuola è significativo perché facilmente comprensibile. Infatti, è previsto un significativo taglio degli stipendi per gli insegnanti, che è destinato a generare una “selezione avversa“. In altre parole, è verosimile che gli insegnanti più abili cambieranno lavoro (o addirittura emigreranno fuori dalla Lettonia), mentre rimarranno solamente quelli con minori capacità. Un fatto non trascurabile, dato che la scuola è, come abbiamo evidenziato in passato, l'”investimento sul futuro” per definizione, e il risultato verosimile è quello di togliere competitività al paese nel medio-lungo termine (ma neanche poi tanto lungo, effetti potrebbero sentirsi già entro 5 anni).

Si tratta di una critica “interessante”, dal nostro punto di vista, anche perché è del tutto analoga ad alcune problematiche che abbiamo più volte evidenziato sull’atteggiamento italiano verso la spesa pubblica. È ben diverso infatti, razionalizzare dal tagliare, per quanto entrambe le azioni comportino un risparmio di costi: nel primo caso, l’efficacia viene mantenuta, nel secondo no.

Ma cosa vuol dire razionalizzare? Nel caso della scuola, per la Lettonia, le problematiche che i critici evidenziano sono una elevata dispersione (troppe piccole scuole) e un rapporto sbilanciato tra docenti e studenti, con un eccesso dei primi, che idealmente richiederebbe una selezione degli stessi per individuare quelli più abili e incentivarli, migliorare le competenze di quelli un po’ meno abili e affidare attività diverse dall’insegnamento a quelli “peggiori”. Fattibile? In realtà, per quanto sulla carta sia perfettamente logico, mettere in pratica una soluzione del genere non è così semplice. Per quanto non ci siano molte strade diverse che garantiscono un’analoga efficacia.

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