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Forse avrete letto una notizia di un paio di giorni fa, secondo la quale gli incidenti stradali sono diminuiti meno delle aspettative, con una diminuzione media annua rispetto al 2001 del 4,4% anziché dello sperato 7,4%. Si tratta, a mio parere, di un risultato figlio di un approccio errato al problema, che ha molte analogie agli errori che si compiono nell’esaminare problemi in ambiti anche ben diversi dalla sicurezza stradale (e per questo ne parliamo in un blog economico…).

Innanzi tutto, è a mio parere abbastanza ingenuo attendersi una riduzione quasi-lineare, anno dopo anno, degli incidenti: è un il tipico errore che si riscontra anche nel fare previsioni o proiezioni trasponendo dati storici. Ma soprattutto c’è il fatto che, come ben sa chi si occupa di controlli qualità nelle aziende, la correlazione tra le “non conformità” individuate (in questo caso, incidenti evitati) e sforzi richiesti non è lineare. Con poco sforzo, si possono evitare molte non conformità, le più grossolane, ma mano per eliminare ulteriori non conformità sono richiesti sforzi sempre crescenti. Che tra l’altro, è il motivo per cui lo “zero difetti” può essere solo un obiettivo, dato che per concretizzarsi richiederebbe risorse infinite.

Questa considerazione può apparire incoerente con il calo quasi-record degli incidenti che si è riscontrato l’anno scorso, ma una grossa fetta del calo degli incidenti registrato nel 2008 è da attribuire al minor traffico conseguente alla crisi economica, come esplicitamente evidenziato nel report dell’European Transport Safety Council. Proprio una limitata analisi delle problematiche rispetto al contesto è uno dei tipici errori nell’approccio alla risoluzione dei problemi.

Un ulteriore errore è quello di cercare di risolvere il problema avendo già deciso qual’è la soluzione. L’esempio è quello della velocità e dell’alcool, che sembra vengano considerate a tutti i costi come le principali cause degli incidenti, sulla base di statistiche non del tutto coerenti. Ora, è indubbio che l’alta velocità e/o l’aver bevuto troppo costituiscano un’importante causa degli incidenti stradali, ma è anche vero che per contrastare il problema sarebbe più utile aumentare i controlli che abbassare i limiti. Mettere un limite di velocità a 50Km/h su una strada a quattro corsie, come ogni tanto si incontra, perché c’è gente che con il limite a 90 viaggerebbe a 170 non può essere considerato una soluzione del problema.

Lo stesso dicasi per le sanzioni che rischia chi magari ha bevuto un paio di bicchieri a cena fuori, motivabili solo con la volontà di scoraggiare chi fa il “pieno” di superalcolici (e magari anche di qualcos’altro) prima di mettersi alla guida, visto che i dati reali non confermano il fatto che bassi tassi di alcool costituiscano effettivamente un incremento significativo del rischio: ci fossero dubbi, basti citare il fatto che uno dei Paesi Europei con la minore mortalità sulle strade è il Regno Unito, dove il limite relativo al tasso alcolico è 0,8 (in UK si hanno 50 decessi per milione di abitanti, contro una media Europea di 79).

Un ultimo errore che merita di essere evidenziato è la mancanza di proporre soluzioni “coraggiose”. “Coraggiose” vuol dire diverse cose. Ad esempio, andare a punire comportamenti che richiedono un maggiore sforzo per essere contestati, come ad esempio il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, che è (questa sì) una delle reali cause principali di incidenti, oltre che spesso indice che chi guida non valuta adeguatamente le problematiche del “convivere” la strada. Ma “coraggiose” vuol dire anche fare cose che comportano dei costi anziché delle entrate (sotto forma di multe), come migliorare la qualità delle infrastrutture (del cui ruolo negli incidenti abbiamo già scritto in questo blog), ma anche creare dei servizi di trasporto pubblico efficaci e a costi accessibili, che potrebbe in diversi casi eliminare la necessità di guidare e quindi eliminare alla radice il rischio di incidenti.

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