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Lunedì scorso le borse di tutto il mondo hanno segnato rialzi record prevalentemente a seguito della diffusione dei dati sulla congiuntura economica in Cina. Segnale di un mondo in cui i rapporti economici stanno ormai cambiando, e in cui alla Cina viene di fatto riconosciuto dai mercati un ruolo di “locomotiva economica” a livello mondiale. Anche se molti giustificano il rally di lunedì anche con i dati che arrivano dagli Stati Uniti, i dati USA indicano piuttosto il solito “stiamo-toccando-il-minimo“, senza contare le problematiche che sono ancora aperte legate al fallimento di General Motors e allo stato generale dell’industria dell’auto USA, che rendono prematuro definire roseo il futuro.

Ma quali son i dati positivi che arrivano dalla Cina? Innanzi tutto, il Purchasing Managers Index (PMI) — che misural’attività industriale che sul PIL cinese ha un peso estremamente rilevante — hanno superato la soglia di 50, che indica il passaggio da contrazione ad espansione, per quanto vi sia stato un leggero ribasso, secondo alcune misurazioni di questo indice, da aprile a maggio (53,1 contro 53,5, comunque superiore al 52,4 di marzo). Ribasso che, anche se confermato, non sarebbe preoccupante perché sarebbe in linea con la stagionalità di questo indice, che tipicamente tocca il massimo relativo proprio ad aprile.

Interessante notare che la ripresea della produzione industriale andrebbe attribuita di effetti dovuti alle politiche anticrisi messe in atto: infatti, le esportazioni non hanno avuto una ripresa analoga, e quindi evidentemente i nuovi ordini sono da imputarsi alla domanda interna.

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