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Due riflessioni sulle elezioni che si sono svolte nei gionri scorsi, a prescindere da vincitori e vinti.
La prima riflessione riguarda il fatto che il dato che emerge in modo abbastanza chiaro è lo scarso interesse degli europei (italiani compresi) verso queste elezioni, che anche in Italia hanno avuto affluenza elevata solo dove erano abbinate con elezioni amministrative. Si tratta di un atteggiamento che, volendo dirla fuori dai denti, denota una scarsa intelligenza da parte dei cittadini europei, vittime di una visione localistica delle problematiche.
Il motivo è molto semplice, e cioè che “le cose importanti” si decidono a livello Europeo e sono solo recepite a livello nazionale. Questo fatto non è “evitabile”: avere le stesse regole è necessario se si vuole “giocare assieme”. Nessuno vuole realmente “uscire dal gioco”, perché non è pensabile giocare da soli. Per condividere le regole, un’organo eletto è (intuibilmente) preferibile, dato che l’alternativa è quella di “recepire di fatto” regole di non ben definita provenienza e che non si sa come siano nate.
Fatta questa premessa, a uno può piacere o meno come funzionano gli organismi Europei. In entrambi i casi però non può trascurarli: anche nel caso non piacciano, la soluzione dovrebbe comunque essere quella di cercare di essere rappresentati da qualcuno che si proponga di migliorare il sistema.

La seconda riflessione prende spunto invece dalle elezioni amministrative, e riguarda la classe politica. Non so se sia un fatto generalizzato, ma discutendo con diversi conoscenti è venuto più volte il fatto che la maggioranza dei candidati alle comunali, specie nei centri medio-piccoli, sembra che si possa brutalmente ricondurre a due categorie:

  • Studenti universitari (o da poco ex) che cercano di entrare in politica per evitare di doversi trovare un lavoro.
  • Pensionati che cercano un modo per riempire il tempo libero.

Tra le (poche, forse) volte che mi è capitato di sentire o leggere il programma di un candidato sindaco o simile, molto spesso mi è venuta la sensazione che questi non sapesse di cosa stesse parlando, né conoscesse poi tanto bene i problemi per cui con tanta foga proponeva una soluzione. Insomma, se da queste premesse vien fuori la classe politica del futuro, non stupisce l’incapacità di affrontare in modo concreto le problematiche economiche e sociali.

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