Economia dell’Emilia Romagna: la Cina come opportunità

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Riprendiamo la panoramica dello stato dell’economia delle Regioni italiane, per esaminare il caso dell’Emilia Romagna.

Gli effetti della crisi economico-finanziaria si sono manifestati (inevitabilmente) anche in Emilia-Romagna: la Regione ha sofferto quella che per molti anni è stata la sua forza, e cioè l’elevata apertura della regione agli scambi internazionali e dalla sua specializzazione nella produzione di beni strumentali (come i macchinari industriali), che sono potenzialmente molto sensibili al ciclo economico, risentendo della “disponibilità ad investire” delle imprese e quindi del clima di fiducia, anche se nel caso specifico si dovrebbe parlare di rallentamento, più che di contrazione Ma a pesare sul quadro economico anche il rallentamento dei flussi di turisti, ed in particolare di quelli stranieri.

Nonostante tutto, il PIL nel 2008 è diminuito dello 0,7%, meno della media nazionale (un dato peraltro in linea con la media del Nord-Est), anche se gli indicatori qualitativi utilizzati dalla Banca d’Italia segnalano una contrazione dei livelli della produzione già superiori a quella della recessione del 1992-93. A soffrire, per ovvi motivi, soprattutto tutto l’indotto legato all’immobiliare e le costruzioni. A limitare i danni, nel complesso, una diversificazione delle esportazioni relativamente elevata, che ha compensato la diminuzione della domanda dagli Stati Uniti (e dal Regno Unito, per quanto questo paese abbia un peso minore per le esportazioni dell’Emilia-Romagna) con un incremento della domanda da parte dei Paesi asiatici, a dimostrazione che paesi come la Cina non devono essere visti solo come concorrenti, ma come opportunità.

È significativo il confronto tra le esportazioni di macchine e prodotti meccanici hanno aumentato le vendite all’estero del 3,2%, un valore positivo, anche se meno di un quarto della crescita del 2007, mentre le esportazioni di piastrelle (prodotto su cui è concentrato un importante distretto industriale nella Regione) sono calate del 5,0%, proprio per le difficoltà del settore delle costruzioni, oltre che della contrazione della domanda proveniente da USA (scoraggiata anche da un cambio Euro-Dollaro più sfavorevole), che si è contratta per questo prodotto di quasi il 28%.

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