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Il Festival dell’Economia svoltosi a Trento, svoltosi nei giorni scorsi ha visto molteplici interessanti intereventi, che hanno puntato il dito sui malfunzionamenti del sistema economico, mettendo sul banco degli accusati soprattutto gli economisti, i banchieri, oltre che il sistema economico. Abbiamo già evidenziato più volte in questo blog i molteplici punti deboli del sistema (da alcune incongruenze dei modelli economici, ai conflitti di interesse delle agenzie di rating, giusto per citarne qualcuna).

Come al solito, però, va ricordato che la realtà è molto complessa, e semplificazioni in cerca di una “soluzione semplice” può essere fuorviante.

Per questo, mi pare il caso di spendere due parole su alcuni equivoci che mi sembra emergano. Il primo, prendendo spunto dall’intervento di Federico Rampini, è che la crisi sia stata causata dalle diseguaglianze e dalle inquità del sistema economico. Ora, si tratta certamente di problemi decisamente importanti, ma iniquità e disugaglianza non hanno nulla a che vedere con la crisi finanziaria, che è stata causata dalla sostenibilità, che è una cosa diversa. Mentre quando parliamo di disuguaglianze parliamo delle dimensioni delle “fette della torta” che arrivano a ciascuno, la crisi è stata causata dal fatto che “si sono fatte più fette che torta“, e in totale si è voluto più di quel che c’era.

Ma è bene aver presente (e con questo arriviamo al secondo punto) che questo “voler troppo” che ha portato alla crisi finanziaria non è stato solo dei finanzieri. O quantomeno bisogna ammettere, per onestà intellettuale, che non ne hanno beneficiato solamente loro. Ha voluto troppo anche il neodiplomato che si era comprato la Golf e non aveva idea di come pagare la maxirata finale. Ha voluto troppo la coppietta che “prendiamo questa casa che è tanto carina, tanto i tassi del muto sono bassi“. Ha beneficiato, indirettamente, del voler troppo anche l’operaio che ha trovato lavoro per soddisfare l'”eccesso di domanda”. Permettetemi una banalizzazione: se dal “voler troppo” avessero beneficiato solo i finanzieri, dalla crisi adesso perderebbero solamente loro.

Questo non vuol dire chiaramente, è colpa di tutti, e quindi colpa di nessuno. Il punto che si continua a far finta di non vedere è che il problema di fondo è che parlare di sostenibilità dell’economia vuol dire innanzi tutto parlare della sostenibilità degli stili di vita. Ma questo richiede uno sforzo a ciascuno di noi.

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