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Dopo la revisione del rating del debito pubblico della Gran Bretagna, molti analisti si attendono una revisione del rating relativo ai Titoli di Stato USA, che potrebbe quindi perdere la classificazione “AAA”, quella che indica la massima affidabilità. La ragione, come è intuibile, è nell'”esplosione” del deficit e del debito pubblico (che rimane comunque tra i più bassi dei paesi del G7).

In effetti, i numeri sono significativi: il deficit atteso per il 2009 è stimato in 1.840 miliardi di dollari, pari al 13% del PIL, con il debito nazionale che ha raggiunto a maggio 11.300 miliardi di dollari: tra l’altro con una modifica legislativa che ha alzato il tetto massimo di debito consentito (limitato a 10.000 miliardi di dollari prima di ottobre 2008). I “dubbi” sarebbero però legati anche ad alcuni rischi, legati ad una possibile crescente sfiducia dei mercati verso il dollaro (cosa che avrebbe conseguenze quindi sui costi del rimborso del debito) oltre che sulle politiche sia di risposta alla crisi ma anche di sostegno all’economia nel medio periodo.

La possibilità di revisione del rating ha sollevato alcune reazioni (alcune anche polemiche) che sono — in ultima analisi — curiose. Sia nell’andamento generale dei mercati, che da parte di alcuni che sostengono che il rating non va rivisto, per tutelare l’economia USA. Reazioni che sembrano partire da un fraintendimento quasi che il rating “decidesse” l’affidabilità di chi emette debito, anziché misurarla. Con tutto il male che si può dire delle agenzie di rating, è un po’ come prendersela con il termometro incolpandolo di essere la causa della febbre…

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