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Avevamo accennato qualche tempo fa del cosiddetto “PPIP” (Public-Private Investment Program, il programma di aiuti da 1.100 miliardi di dollari che prevede una compartecipazione dei fondi pubblici e degli investitori privati) e delle perplessità che alcuni economisti (tra cui il premio noble Paul Krugman) avevano sollevato.

Alle perplessità iniziali, che evidenziavano come in realtà il risultato fosse quello di sopravvalutare gli “asset tossici” (creando nuove problematiche di moral hazard) più che ricapitalizzare le banche in difficoltà, si aggiungono ulteriori elementi.

Il problema infatti sarebbe la partecipazione, come soggetti privati, delle banche al programma, che potrebbe di fatto annullare l’efficacia del programma stesso. Per capire, permettetemi una auto-citazione dal precedente post sull’argomento:

Secondo Krugman, inoltre, non sarebbe vero che gli investitori privati condividono il rischio del salvataggio: aumenterebbero invece le probabilità di perdite in quanto la garanzia data dal governo porterebbe, in pratica, a sopravvalutare gli “asset tossici”, in pratica perché mette un limite verso il basso a quanto può perdere l’investitore privato, spostando quindi la media dei ricavi per il privato verso l’alto, ma aumentando la probabilità che si verifichino perdite il peso cui peso ricadrebbe sulle spalle dei contribuenti.

Ora, se a partecipare al “PPIP” sono soggetti “non bancari”, questo può avere comunque un minmo di efficacia (pur con tutte le perplessità che abbiamo detto), dato che comunque entrano nuovi capitali a consolidare il sistema bancario, se invece le banche si comprano l’un l’altra i “titoli tossici”, la sopravvalutazione è l’unico risultato, dato che non entrano in gioco nuovi capitali che consolidano il sistema.

Secondo Nouriel Roubini e il suo RGE Monitor, sarebbe in atto una sempre più pesante azione di lobbying da parte delle banche per incentivare questo secondo scenario (anche perché, aggiungiamo noi, non altera i rapporti di potere attuali, introducendo nuovi soggetti), resa possibile dal fatto che il governo USA ha ormai poco spazio di manovra, avendo ben poca disponibilità di fondi per interventi diretti, e l’intervento privato è imprescindibile.

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