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Negli ultimi giorni, le borse hanno segnato una serie di risultati “discretamente positivi”, con l’indice S&P500 che ha “rotto” quota anche 879, indicata da alcuni analisti come la “resistenza” alla quale era rimasto trattenuto nelle ultime settimane. Lunedì l’S&P500 ha chiuso a 907,24, che vuol dire +34,82% rispetto al minimo di 672.88 toccato il 9 marzo scorso.

Assistiamo dunque ad una risalita tanto significativa quanto rapida, che però secondo alcuni esperti (come Nouriel Roubini) è forse più da classificare come “esuberanza irrazionale” che come una vera “ripartenza”.

Il motivo è che, se è vero che ci sono alcuni segnali positivi, ci sarebbero però altri indicatori (tra cui il prezzo del petrolio) che dipingono uno scenario non così positivo per l’economia nel prossimo futuro. Il dubbio è che questo periodo positivo sia in realtà alimentato da investitori di breve periodo, orientati a trarre vantaggio dell’elevata volatilità piuttosto che a scommettere sulla ripresa.

È certamente molto presto per dire se (dal punto di vista delle borse) la crisi possa dirsi conclusa (sempre ammesso che sia possibile dire qualcosa se non a posteriori). Nel frattempo, può essere utile ricordare che anche nell’aprile dell’anno scorso le borse hanno avuto performance record, che però non hanno certo segnato la fine della crisi…

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