Frutta e verdura "km 0": convengono davvero?

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Un lettore dal Veneto mi scrive dell’apertura a Verona di un mercato di prodotti agricoli “a km 0”, cioè prodotti nelle immediate vicinanze della città. Un’esperienza che diverse città stanno attivando, e che dovrebbe avere lo scopo di eliminare gli intermediari, consentendo così all’acquirente un risparmio grazie al rapporto diretto con il produttore, e consentire a quest’ultimo un maggiore ricavo in quanto può vendere i suoi prodotti al consumatore ad un prezzo leggermente maggiore che quello che avrebbe ottenuto da un intermediario.

Tutto bellissimo, insomma, solo che il nostro buon lettore scrive che c’è qualcosa che non gli torna, e cioè, sintetizzando:

  1. Le quantità della merce in questo mercato erano ridotte
  2. I prezzi di molti prodotti erano in molti casi pari a quelli del supermercato (ed in qualche caso anche più elevati)
  3. I prezzi cambiano nella giornata, con molti prodotti che costavano più al mattino che alla sera.

Premesso che non abbiamo minimamente parlato della qualità dei prodotti (che non è un tema secondario — anche da parte di molti consumatori c’è spesso il vizio di focalizzarsi solo sul prezzo), il punto cruciale che si tende a dimenticare è che gli intermediari in generale non sono semplicemente un qualcosa “in più”, ma svolgono una serie di funzioni. Oltre all’aspetto logistico di portare la merce da dove viene prodotta a dove è richiesta, ci sono anche tutta una serie di attività non solo di gestione, ma anche di assunzione del rischio commerciale, che hanno un valore. In altre parole, non è così banale pensare di togliere gli intermediari, perché rende necessario affidare a qualcun altro le funzioni che svolgono. E la ragione d’essere degli intermediari (quando le cose funzionano correttamente) è che svolgono queste funzioni in modo più efficiente di quanto farebbero ad esempio i produttori, grazie alla possibilità di sfruttare maggiori economie di scala (dato che lavorano con più produttori).

Per fare un esempio (che non corrisponde a “come funzionano le cose”, ma è utile per capire il problema), un intermediario che vende ad un supermercato ha bisogno di un solo TIR, per merce che potrà essere venduta da una sola persona. 40 piccoli produttori che vendono ad un mercatino hanno bisogno di 40 furgoncini e 40 persone alle bancarelle. Tutt’altro che scontato, dunque, che costi meno.

Riprendendo quanto abbiamo detto prima, e cioè che non ci si può focalizzare solamente sul prezzo, il valore di un “mercatino di prossimità” non è, appunto, il prezzo, ma piuttosto il valore “qualitativo” che si crea in una relazione diretta tra produttore e consumatore.

Tenendo conto dell’aspetto qualitativo, affrontiamo anche il terzo dubbio del nostro buon lettore: infatti è perfettamente normale che in un mercato di prodotti freschi i prezzi cambino durante la giornata, scendendo dal mattino alla sera. Il motivo è proprio la qualità che decresce, dato che una bancarella non è il posto migliore dove conservare della verdura fresca, senza contare che nel corso della giornata viene spesso toccata e spostata. Oltre al fatto che i “pezzi migliori” vengono scelti mano a mano dagli acquirenti, per cui anche senza tener conto della conservazione, verso fine giornata rimangono invenduti tendenzialmente i prodotti “peggiori”. Anche in questo caso, non si può fare altro che ripetere l’importanza di ragionare in ottica qualitativa, e poi sulla base di questa fare valutazioni sul prezzo.

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Ricerche Frequenti:

  • frutta km 0 costa di più

4 pensieri su “Frutta e verdura "km 0": convengono davvero?”

  1. Quando ho iniziato a leggere il post ho fatto varie considerazioni e appunti da fare, ma poi puntualmente tu mi hai anticipato in chiusura del post. il km 0 non significa risparmio di prezzo, ma risparmio di km che la merce deve fare per passare dal produttore al consumatore. E meno km significa meno inquinamento per le strade, meno pericolo per i camion che viaggiano veloci per fare arrivare il prodotto fresco a centinaia di km di distanza, significa incentivare la produzione locale, con sviluppo dell’occupazione, piuttosto che delocalizzare. E’ un discorso più ampio rispetto al risparmio di 30 centesimi sul kilo di mele !

  2. Approvo in toto le tue osservazioni.

    Aggiungo solo che per alcuni prodotti anche i supermercati normali fanno variare il prezzo nel corso di una giornata: ad es., subito prima della chiusura i prodotti “freschi” confezionati entro il supermercato stesso (focacce, pizze, sushi, piatti pronti da scaldare ecc.) sono spesso scontati. Oppure, su scale temporali piu’ ampie, un supermercato olandese che frequentavo ti scontava il latte del 35% se prendevi una confezione prossima alla scadenza.

  3. Oggi passeggiavo a Bologna sotto i portici ed ho trovato un negozio con il cartello “km 0″…ho spiegato ai miei colleghi quel che avevo letto sul tuo sito.
    Grazie!

    _E_

  4. I costi del km zero forse sono più elevati perchè anche la qualità della frutta e verdura è diverso. Inoltre, sono spesso prodotti bio e notoriamente più costosi (ma anche più gustosi e sani). Il fatto che i prezzi cambino dalla mattina alla sera dipende anche dal “giro” di vendite: inutile tenere rucola e bieta in negozio, se il giorno dopo non sono più freschissimi. Meglio svenderli, a quel punto.
    Per mangiare sano, a volte, è necessario spendere un po’ di più. A me, di portarmi a casa fragole enormi, gonfiate di acqua, ma insipide a costo basso non interessa. Preferisco spendere un po’ di più, ma assaporare il cibo che mangio!
    http://ecogreentips.org/2010/09/08/greentips-consigli-verdi-la-verdura-a-portata-di-mouse/
    A Udine hanno attivato questo servizio ed è fantastico!

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