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Qualche giorno fa il FASB (Financial Accounting Standards Board) ha accettato di “alleggerire” l’applicazione delle regole di valutazione a prezzi di mercato degli asset finanziari (il cosiddetto mark-to-market), in seguito alle pressioni dei gruppi finanziari e soprattutto del Congresso USA. In pratica, le banche potranno indicare a bilancio valori maggiori di quelli di mercato, qualora ci sia motivo di ritenere che la crisi finanziaria “alteri” in modo sostanziale i valori degli specifici asset, e il valore di mercato quindi non sia rappresentativo del valore “reale”.

Inevitabilmente, la decisione ha sollevato una marea di polemiche e critiche, perché in molti (investitori in primis) sostengono che questa decisione va contro la trasparenza dei bilanci, e permette di nascondere il reale stato delle imprese finanziarie, per la potenziale arbitrarietà delle valutazioni. Non è peraltro la prima volta durante questa crisi che si modificano le regole di valutazione per “aiutare” le banche.

A cosa serve cambiare le regole contabili? In realtà è una cosa che può avere senso, a patto che siano rispettati certi presupposti, su cui torneremo dopo. Se le imprese possono tenere a bilancio valori superiori a quelli di mercato, si ha una serie di effetti:

  • Direttamente, le imprese si trovano a dover portare minori svalutazioni, e quindi a minori perdite, con effetti benefici anche sulla raccolta di capitali (le obbligazioni che emettono verranno giudicate più affidabili), e quindi limitando la spirale negativa che si è innescata finora.
  • Indirettamente, alle imprese converrà tenere gli asset tossici anziché metterli sul mercato, dato che in questo secondo caso dovrebbero riconoscere la perdita, e diminuendo così l’offerta di questi asset, ne aumenterà il valore, limitando quindi anche la spirale negativa relativa ai prezzi dei toxic asset.

Tutto bene, dunque? Dipende. Nel senso che la cosa ha un presupposto, per funzionare, che è lo stesso che sembra essere alla base dell’intero “piano di salvataggio” USA:

“in realtà va tutto bene, la crisi è causata solo dal fatto che il mercato sta attraversando una immotivata crisi di sfiducia”.

Se fosse così, allora qualunque modo per “forzare” la frenata della discesa ha senso. Il problema, però, è che molti hanno una visione diversa della crisi: il problema vero potrebbe essere non tanto la sottovalutazione attuale, ma quanto il fatto che molti asset in precedenza erano sopravvalutati. Da qui ulteriori critiche alla scelta del FASB, “accusato” di non essersi è minimamente preoccupato quando i bilanci venivano “gonfiati” da plusvalenze non realistiche.

Se il problema dei toxic asset non è che ora sono sottovalutati, ma che realmente non valgono nulla o quasi, allora è chiaro che questo genere di misure non sono particolarmente utili, anzi, rischiano di essere controproducenti, lasciando delle vere e proprie “bombe ad orologeria” nei bilanci.

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