Regolamentare Internet? Ci sarebbe prima il problema dei giudici ignoranti…

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Giudici “ignoranti” nel senso etimologico, che ignorano nel senso che non conoscono, non come offesa, chiariamo subito a scanso di equivoci. Ma forse è questo il problema nell’applicare le leggi quando si parla di Internet. Già, perché in realtà le leggi ci sarebbero già, volendo: non è che se uno truffa, diffama, adesca o compie un qualunque crimine con l’aiuto di Internet ci sia un vuoto legislativo talmente grande da giustificare il fatto che rimanga impunito.

A mio parere, questo è un aspetto tutt’altro che secondario nel dibattito che riguarda la “legislazione di Internet”. Se andate a vedere i commenti di qualunque esperto di aspetti legali legati alla rete (cito ictlex o interlex giusto per dirne due) vi renderete conto che il grosso problema è che in realtà capita più di qualche volta che qualche giudice (che non conosce bene l’argomento) finisca con applicare fattispecie che in realtà non corrsipondono al caso. Con il risultato di andare così a creare questi buchi, o di andare contro diritti e principi fondamentali riconosciuti (come il diritto di parola e di opinione, o la neutralità del “trasportatore” di dati).

L’adeguata preparazione di chi si trova a giudicare è un aspetto imprescindibile: per avere un giudizio giusto, serve che chi giudica conosca il diritto e capisca il problema. Se manca una di queste due conoscenze, è chiaro che il meccanismo non può funzionare: sarebbe come se a giudicare venisse messo un ingegnere informatico, espertissimo in informatica ma che non sa assolutamente nulla di diritto.

Va però detto che questa mancanza di preparazione non va vista come una colpa dei giudici, ma piuttosto dello scalcinato sistema giuridico italiano. Distinzione molto meno sottile di quel che appare. Perché di fronte all’emergere di una tecnologia che ha un impatto sostanziale anche dal punto di vista sociale, dovrebbero essere previsti quantomeno dei “corsi di aggiornamento” che spieghino cos’è questa tecnologia e come funziona. Mentre al momento ci si affida di fatto alla buona volontà e alla cultura personale dei singoli, che è certamente importante ma non può essere la base su cui si poggia il diritto.

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