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Vi segnalo un interessante grafico da FlowingData sull’esaurimento delle risorse naturali, realizzato dalla rivista New Scientist. Secondo le stime, molte risorse sono destinate ad esaurirsi entro poche decine di anni: ad esempio, l’argento potrebbe esaurirsi entro meno di 30 anni, ma “a rischio” sarebbero anche minerali come lo zinco, l’oro e il rame. Risorse che sono impiegate in molti processi industriali, e che se diventassero “non più disponibili” richiederebbero di re-inventare molte cose.

Ma non voglio qui concentrarmi sui dati, ma sull’atteggiamento di molti (in primis i commentatori di molti blog che hanno ripreso i dati) rispetto ad essi, che mi sembra analogo all’atteggiamento verso l’economia che ha preceduto ed accompagnato la crisi finanziaria.

Si può essere d’accordo o meno sulla correttezza di questi dati, ma se non si è d’accordo, la base devono essere altri dati “migliori”. Invece, la sensazione è piuttosto che, siccome questi dati non piacciono, in molti casi ci si aggrappi a forzature per negarli.

Il fatto è che la gente tende sempre a difendere (spesso, a qualunque costo) i propri schemi mentali, e rifiuta le informazioni che non sono coerenti con questi schemi, considerando invece solo i dati che sono coerenti. È a mio parere lo stesso di quanto è avvenuto con la crisi finanziaria: adesso gli economisti sono sotto accusa per non aver previsto la crisi, ma prima tutti i segnali d’allarme lanciati sono stati ignorati, in modo da non dover apportare modifiche al proprio stile di vista.

Un altro aspetto che poi colpisce è l’inconsapevolezza dei consumatori americano circa l’enormità dei propri consumi rispetto a quelli dei propri paesi. Infatti il grafico propone due calcoli: uno con i consumi mondiali che restano pari a quelli attuali, e un secondo che ipotizza che gli altri paesi arrivino ad un consumo pro-capite medio cresciuto fino a diventare pari a metà di quello USA. Inutile dire che questo secondo calcolo sembra essere totalmente incomprensibile per molti americani che non si rendono conto di quanto siano elevati i loro consumi rispetto al resto del mondo (e anche rispetto alle loro possibilità, andrebbe aggiunto), e come per molti paesi arrivare ad un livello di consumo pari solo alla metà del loro sarebbe un salto notevolissimo.

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