In arrivo la standardizzazione dei Credit Default Swap?

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L’esigenza di standardizzazione per la finanza, per favorire la trasparenza, è stata sollevata più volte anche dal mondo stesso della finanza. Infatti, la poca chiarezza e omogeneità che ha finora regnato, ha sicuramente contribuito a rendere ingestibile il rischio.

Proprio in ottica di standardizzazione, si prospetta ora una “rivoluzione” nel mondo dei CDS (Credit Default Swap), accusati di aver amplificato gli effetti della crisi. Una rivoluzione portata avanti in primo luogo dalle associazioni ISDA (International Swaps and Derivatives Association) e SIFMA (Securities Industry and Financial Markets Association), che riuniscono i maggiori intermediari finanziari che operano nel settore.

Inutile dire che però questo impegno arriva anche probabilmente per prevenire interventi più pesanti e rigorosi da parte delle autorità USA, con il Congresso che ha ultimamente messo sotto osservazione i mercati dei CDS che finora si sono caratterizzati per una forte anarchia.

Tra le altre cose, viene istituito un organismo centrale che avrà il potere di prendere decisioni vincolanti per le parti, determinando così quando sono dovuti i pagamenti, e in che misura, allo scopo di avere criteri omogenei e condivisi. Inoltre è stato reso obbligatorio il pagamento di una fee iniziale a chi “acquista protezione” (i CDS, ricordiamo, sono una sorta di assicurazione contro l’insolvenza), attualmente prevista in genere solo nei casi di CDS su titoli di aziende particolarmente “a rischio”.

Questa standardizzazione riguarda però solamente i CDS più semplici, escludendo quelli più complessi. Si tratta, quindi, di un piccolo passo, ma la strada è ancora lunga.

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