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Un paio di giorni fa un amico mi faceva notare un tema che in effetti è bene evidenziare, dato che aiuta a comprendere alcuni aspetti di come si è sviluppata (e come finirà) la crisi economica. Stiamo parlando della relazione che c’è tra consumi, risparmio e aspettative.

I consumi (hanno, come è facile intuire, un ruolo fondamentale per l’economia: dai consumi dipende la domanda, e quindi la produzione necessaria all’offerta, e quindi l’occupazione.

Molto spesso, si tende a ritenere che i consumi dipendano dalle risorse disponibili, e cioè dal risparmio. In realtà (entro certi limiti), non è così, perché i consumi tendono a dipendere piuttosto dalle aspettative di reddito.

In altre parole, uno non consuma in misura proporzionale a quanto ha da parte, ma a quanto si aspetta di guadagnare nel futuro. Un modo di ragionare che si riscontra sia nei privati che nelle imprese, e spiega perché l’incertezza sia tanto negativa per l’economia (e perché si parli tanto di supportare la “fiducia dei mercati“): infatti, toglie ogni certezza sulle aspettative future (in un certo senso, le azzera), e quindi ha un impatto sui consumi maggiore di quelli che avrebbe una perdita “secca”, dove invece si ha una perdita di denaro ma si hanno comunque prospettive di reddito (anche se fossero ridimensionate). Si tratta del fenomeno a cui abbiamo assistito nelgi ultimi mesi del 2008.

E’ da attendersi un fenomeno analogo anche nell’uscita della crisi: infatti, è verosimile che iniziando a vedere la luce alla fine del tunnel, imprese e famiglie ricomincino ad aumentare i consumi (magari a livelli minori di quelli precedenti, ma comunque superiori a quelli attuali), contribuendo quindi a rimettere in moto la macchina economica.

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