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La “nuova Alitalia” starebbe soffrendo notevolmente la concorrenza dei collegamenti ferroviaria ad alta velocità sulla tratta Milano-Roma, che promettono di completare il tragitto in circa tre ore. Un tempo di percorrenza altamente concorrenziale, se si considera che il tempo del volo è sì più breve, ma a questo vanno aggiunti i tempi di check-in. Tutto questo senza neppure considerare la differenza di costi o i possibili “cambi di destinazione” che possono talvolta subire gli aerei, ad esempio in caso di nebbia nell’aeroporto di destinazione.

Secondo quanto riporta il Corriere, Sabelli, l’amministratore delegato, sosterrebbe che “chi è abituato all’aereo difficilmente prende il treno”, ma si tratta, a quanto ci sembra, di una valutazione senza basi solide. In ogni caso, i manager si trovano ora a dover rifare i conti: ma questo perché i conti erano fatti male.

Della concorrenza tra aerei e treni avevamo scritto anche su questo blog, e non certo perché abbiamo una sfera di cristallo, ma perché quando si fa un’analisi di mercato, si deve prendere in considerazione tutto ciò che è in grado di soddisfare il bisogno del cliente. Se il bisogno è “lo spostarsi”, nella sua soddisfazione competono aerei, treni e qualunque altro mezzo di trasporto. Anzi, aggiungiamo un’altro elemento: tra i vari concorrenti ci possono essere anche i sistemi di videoconferenza, perché se invece di andare fisicamente da Roma a Milano per una riunione, vi partecipa in videoconferenza, ha soddisfatto il bisogno principale (partecipare alla riunione) senza neppure avere l’esigenza del trasporto.

Il problema è che Alitalia è “rinata” fin dall’inizio puntando su un business poco solido. Infatti, il cuore del business di Alitalia è la tratta Milano-Roma, attualmente molto redditizia (e che Alitalia “domina” anche per le limitazioni alla concorrenza). Ma Alitalia è ben poco competitiva per esempio sulle tratte internazionali, che non dovrebbero essere un “optional” per una compagnia aerea di medie dimensioni. Insomma, si è scelto di puntare dove c’era da “spremere” nell’immediato, ma con una ottica strategica decisamente ridotta, come troppo spesso avviene in Italia.

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