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Di fronte al perdurare della crisi, continuano le tentazioni di misure protezionistiche, nell’idea che limitare gli scambi con l’estero possa aiutare le imprese e i lavoratori. Purtroppo, come avevamo già accennato in passato, misure di questo tipo hanno pesanti effetti collaterali.

Infatti, anche in teoria possono funzionare se e solo se lo Stato che le applica costituisce un sistema economico autonomo ed indipendente, altrimenti comportano pesanti ricadute sui prezzi per i consumatori. Per capirsi: se “blocco” le importazioni di, supponiamo, vestiti dalla Cina (o dall’estero in generale), sicuramente viene dato un supporto alle aziende di abbigliamento italiane. Ma c’è un però: poi sul mercato rimangono solo i prodotti “made in Italy”, a prezzi da “made in Italy”. Il che vuol dire che (sempre con numeri di esempio) le magliette non costeranno più in media 10 Euro, ma magari 20 Euro. Ecco che vista in questo modo, i vantaggi per il sistema economico nel suo complesso (produttori e consumatori) non sono poi tanto netti.

Le “tentazioni protezionistiche” derivano però anche da una problematica molto concreta per molti Stati che stanno attuando politiche a sostegno all’economia. Infatti, il problema cui ci si trova di fronte in questi casi è che se si attuano politiche a sostegno dei consumi, poiché i consumatori acquistano sia beni “domestici” che importati, queste vanno solo in parte a vantaggio delle aziende nazionali. Per la parte di acquisti di beni importati, di fatto si va a finanziare l’economia del paese di provenienza dei beni. Anche qui con un esempio semplice: se in USA viene attivata una politica di sostegno ai consumi, una parte della spesa dell’intervento va in pratica a sostenere, ad esempio, le aziende taiwanesi che producono personal computer. Da qui la tentazione di introdurre aiuti solo per i prodotti “domestici”, introducendo però misure di fatto protezionistiche.

Anche in quest’ottica, l’Italia avrebbe molti pochi vantaggi da politiche protezionistiche. Il motivo è molto semplice: cioè che le misure di sostegno che può applicare il nostro Paese sono certamente minori di quelle che possono applicare la maggior parte degli altri Paesi nel mondo, dato che il nostro debito pubblico lascia poco spazio di manovra. Questo vuol dire che l’Italia di fatto può (grettamente e opportunisticamente) sperare negli effetti indiretti degli interventi negli altri Paesi, più che negli interventi che è possibile condurre direttamente. E puntare al protezionismo vorrebbe dire darsi la zappa sui piedi.

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