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Avrete tutti sentito della polemica tra il Ministro Tremonti e la Banca d’Italia in merito ai controlli sul credito. Quello che io personalmente non ho capito è cosa c’entrino le Prefetture con il credito.

In altre parole, può anche aver senso affiancare alla Banca d’Italia degli osservatori locali per verificare il corretto funzionamento del sistema creditizio. Dubito molto però che i soggetti più adatti a svolgere un’attività di questo tipo siano le Prefetture. Per il semplice motivo che queste non mi pare abbiano competenze e conoscenze in materia economica o finanziaria, e quindi i controlli che possono svolgere sono prettamente burocratici.
Quindi il rischio concreto è quello non solo di non creare degli osservatori efficaci, ma addirittura quello di complicare il credito con formalismi e lungaggini burocratiche per soddisfare le necessità di informazione delle Prefetture.

Piuttosto, soggetti più adatti avrebbero potuto essere al limite le Camere di Commercio, che probabilmente hanno competenze e capacità ben più consolidate nella valutazione degli andamenti economici.
Soprattutto, non si può trascurare che è vero che le banche adesso “prestano troppo poco e con troppe difficoltà”, ma non va dimenticato che il motivo della crisi è che fino a ieri “prestavano troppo e troppo facilmente” (anche se questo è vero soprattutto all’estero, un po’ meno in Italia). Inoltre, non si può dimenticare che le banche non prestano soldi per bontà di cuore o per beneficenza: lo fanno perché ci guadagnano. Quindi rimane qualche dubbio sulla possibile efficacia di osservatori sul credito: se le banche rinunciano ad un possibile guadagno, rinunciando a concedere prestiti, si probabilmente è di fronte ad un fenomeno che non è di semplice e “burocratica” interpretazione.

La sensazione è quella di una mossa “tanto per fare vedere che si fa qualcosa”, con quell’aura di “minaccia sanzionatoria”, data dal coinvolgimento delle

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