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Non ho alcuna “simpatia” per gli incidenti stradali, ovviamente. Però mi lasciano sempre perplesso le statistiche fatte in modo, diciamo, superficiale.
Da un po’ di tempo a questa parte gli incidenti stradali hanno conquistato grande spazio sulla cronaca, e hanno ufficialmente conquistato la classificazione di “piaga sociale” da parte del Ministro dei Trasporti. Può essere, quel che lascia perplessi è come mai lo siano diventati “quasi improvvisamente”.

Ora, senza nulla voler togliere alla gravità del problema della sicurezza stradale, non si può non evidenziare come gli incidenti stradali siano da tempo in costante diminuzione (fortunatamete), mentre siano in aumento i titoli dei giornali dedicati ad essi. Qualche anno fa, un incidente stradale, per quanto tragico, al massimo trovava spazio in un trafiletto in un qualche quotidiano di cronaca locale, adesso conquista le prime pagine nazionali. Chiaramente, una maggiore attenzione al problema è certamente positiva, ma si tratta id una situazione che tende, a mio parere, a distorcere il problema (anche involontariamente), e a dargli chiavi di interpretazioni scorrette.

Cosa vuol dire “interpretazioni scorrette”? Molto semplice: che (come inizia a notare più di qualcuno), la sicurezza stradale è un costo, mentre la pretende di fare senza investire — per non dire che spesso sembra che debba diventare una fonte di profitto per le casse dei vari enti. È un costo, perché quello che serve è una migliore infrastruttura, un maggiore numero di controlli, una maggiore educazione (e “selezione”) degli automobilisti. Cose che non si possono fare gratis. Allora si ricorre a “spauracchi”, introducendo sanzioni non sempre efficaci, anzi — ad esempio il maggiore tasso di “pirateria stradale” riscontrato negli ultimi mesi è perfettamente in linea con l’“analisi microeconomica” sulle sanzioni che avevamo accennato diversi mesi fa.

Anticipo un dato statistico che non credo sia ancora uscito: probabilmente qualcuno scriverà che le misure prese sono efficaci, perché nel 2008 sono diminuiti gli incidenti. E indovino che verrà trascurato il fatto che nel 2008 i consumi di benzina e gasolio (e quindi i km percorsi dalle auto) sono stati nettamente inferiori rispetto al 2007. Un dato che non sarebbe trascurabile.

Ma come si dovrebbe affrontare il problema della sicurezza stradale?
“Dare la colpa” alle infrastrutture può sembrare una facile assoluzione delle (spesso gravi) colpe degli automobilisti. Ma non si può negare che siano una concausa determinante: senza andare a ripescare i dati ACI che indicano come gli incidenti stradali, soprattutto gravi, si verifichino sempre negli stessi tratti, si può evidenziare come non sia raro che dopo un incidente stradale sul luogo vengano rapidamente fatti dei “lavori” (come ripristinare segnaletica orizzontale o verticale usurata e divenuta invisibile, modificare l’illuminazione o potare piante che ostruiscono la visuale), con lo scopo di prevenire l’imputazione di responsabilità al comune, e il conseguente esborso di danni. Fateci caso.

Ma come ho detto, gli automobilisti sono tutt’altro che esenti da responsabilità. Però, a volte viene l’impressione che i messaggi siano piuottosto confusi. Il tema della guida in stato di ebrezza, ad esempio, per come è affrontato, lancia dei messaggi impliciti che sono il contrario di quello che dovrebbe essere. Perché? Il motivo è semplice. Si fa un gran parlare del fatto che anche poco alcol alteri la percezione del rischio. Vero. Ma c’è un fatto, che è il nocciolo del problema, e cioè che il rischio non deve avere a che fare con la guida. In altre parole, uno non deve attraversare un incrocio, fare un sorpasso, ecc. quando “pensa” di farcela. Ma quando “è sicuro” di farcela. Se si sta guidando “al limite”, se la percezione del rischio diventa rilevante nella guida, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Un’interpretazione che potrebbe dare ragione a chi sostiene che sanzioni pesanti anche per tassi alcolici minimi sono prive di giustificazione. Ma non è questo il punto: il punto è che il “rischio” viene in certo modo implicitamente legittimato.

Parlando di rischio e di comportamenti pericolosi, continuo a non capire perché non si prevedano sanzioni serie per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, che è una delle più significative cause “reali” di incidenti, oltre che segnale di un approccio alla guida che non presta attenzione alla sicurezza, perché dimostra che vengono completamente trascurati i possibili margini di errore o gli imprevisti. Non credo ci siano statistiche in merito, però per quanto può valere una stima fatta sulla base dei miei conoscenti, posso dire abbastanza tranquillamente che quelli che non rispettano le distanze di sicurezza sono anche quelli che con maggiore o minore regolarità, finiscono coinvolti in incidenti…

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Comments

  1. in effetti l’ipotesi del tormentone è giustificata dal fatto che intorno alle infrastrutture viabilistiche (e di sosta o servizi),indispensabili,si verifica,sia nel fisiologico della deliberazione ,progettazione, costruzione, manutenzione,sia nel patologico ,dei disservizi e disagi,danni,che culminano negli incidenti- businnes pazzeschi,fatti di sanzioni(per lo più a fronte di inadempimenti degli stessi enti sanzionanti)stipendi a personale di ogni tipo ,cause,assicurazioni,professionisti,cure:si tratta di trovare scuse per far aumentare ancor di più questo businnes in pro delle sterminate categorie \corporazioni:ecco la natura del tormentone.

  2. Io continuo a pensare che si inaspriscono le sanzioni quando non si è in grado di applicare i dovuti controlli. Un pò come dire: “non riusciamo a controllare i comportamenti degli automobilisti e quindi facciamo loro paura mettendo delle sanzioni più gravi”.
    Una domanda: qualcuno ha pubblicato delle statistiche che dicano se accendere sempre i fari di giorno abbia dato finora un qualche risultato positivo? Quando è stata fatta questa norma, si è tenuto conto che, quando chi ci precede frena, le loro luci di stop sono meno evidenti in quanto confuse dalle luci di posizione accese?

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