Il premio Nobel Paul Krugman: il piano di salvataggio di Geithner non funzionerà

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Nonostante l’entusiasmo dimostrato dai mercati per il piano introdotto dal Segretario del Tesoro USA Geithner (che prevede di incentivare l’acquisto da parte di investitori privati dei “titoli tossici”, con compartecipazione e garanzie da parte dello Stato), non tutti sono concordi sull’efficacia del piano. Meritano, credo, una certa considerazione le critiche sollevate da Paul Krugman sul suo blog, se non altro perché questo signore, per chi non lo sapesse, ha ricevuto qualche mese fa un Premio Nobel per l’economia.

Il problema, secondo Krugman, è che il presupposto implicito del “piano Geithner” è che in realtà il sistema finanziario è solido, non ci sono asset “tossici”, ma asset “incompresi” (cioè che il mercato sottostima). Un presupposto che però fa a pugni con il fatto che negli anni recenti le banche di fatto “hanno scommesso” che non c’era una bolla immobiliare, e che il debito di famiglie ed aziende in continua crescita era sostenibile. Una scommessa persa.

Secondo Krugman, inoltre, non sarebbe vero che gli investitori privati condividono il rischio del salvataggio: aumenterebbero invece le probabilità di perdite in quanto la garanzia data dal governo porterebbe, in pratica, a sopravvalutare gli “asset tossici”, in pratica perché mette un limite verso il basso a quanto può perdere l’investitore privato, spostando quindi la media dei ricavi per il privato verso l’alto, ma aumentando la probabilità che si verifichino perdite il peso cui peso ricadrebbe sulle spalle dei contribuenti.
Il meccanismo, in pratica è questo: immaginando un’asset che ha uguali probabilità di valere 150 o 50, il suo valore atteso (e quindi il prezzo che raggiunge in un’ideale asta) è 100. Se però qualcuno (il Governo) garantisce l’85% del valore, allora le cose cambiano, perché verso l’alto si continua a poter arrivare a 150, ma se le cose vanno male, con questo paracadute, non si scende sotto 85. Quindi, quello che sarà disposto a pagare l’investitore in un’asta, sfruttando questa garanzia, è di più, circa 130, che è a metà tra 150 e l’85% di 130, cioè 110 (ci sono un po’ di arrotondamenti in questo calcolo, ma è per capirsi). Ecco quindi la sopravvalutazione degli asset rispetto al loro valore reale. Che sarebbe poi, quindi, il motivo per cui i prezzi di questi asset tenderanno ad aumentare, ma secondo Krugman questo sarebbe generato solamente dalla creazione di una grossa situazione di moral hazard: infatti se alla fine salta fuori che i “titoli tossici” hanno valore, i privati guadagnano, se invece non valgono nulla, è un problema dei contribuenti.

Se i problemi dei mercati finanziari sono solo la liquidità e la fiducia, il piano può essere efficace, dato che in effetti favorisce una maggiore liquidità degli asset tossici e ne “gonfia” il prezzo. Ma se questa ripresa dei valori non si dimostra solida, allora la situazione rischia di complicarsi ancora di più.

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