Di nuovo sui prefetti e la sorveglianza del credito

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Ho già parlato dei prefetti e del “controllo” che dovrebbero esercitare sul credito. Ci torno per via del sondaggio che è in corso sul sito del Corriere della Sera. Devo dire che colpisce la percentuale di favorevoli all’idea della sorveglianza dei Prefetti sul credito. È certametne una minoranza (quando scriviamo, circa il 37%), ma consistente.

La mia impressione, detta in modo poco diplomatico, è che ci sia dunque molta gente che non ha colto l’essenza del problema. Certo, è un sondaggio che ha il valore che ha, e sicuramente a una parte consistente dei voti favorevoli può indicare un desiderio di “migliorare la trasparenza del sistema”, più che condivisibile.

Senza voler andare a ripescare il fatto che il controllo da parte del Governo sul credito è un fatto anomalo a livello mondiale, la sensazione è che, in questo come in molti altri casi, molta gente di fronte ad un problema chieda una soluzione, di qualunque tipo, senza preoccuparsi delle implicazioni della soluzione. Non è chiaro infatti cosa dovrebbero fare i Prefetti (che peraltro non sono “specialisti” in economia e finanza, come ho già scritto: al limite, un ruolo di osservatorio locale aveva senso fosse affidato alle Camere di Commercio): dovrebbero forse obbligare le banche a prestare denaro? Ma questo vuol dire ignorare che stiamo attraversando una crisi del credito nata dal fatto che le banche concedevano prestiti troppo facilmente. Il fatto che adesso chiudano il portafoglio è quindi, purtroppo, naturale. Ma è un problema economico, che quindi va affrontato con strumenti economici (l’ideale, se fosse fattibile, sarebbe un sistema di “co-garanzia statale” per i prestiti concessi a famiglie e piccole imprese), e non un problema “legale”. Se non si riconosce la natura dei problemi, è ben difficile risolverli.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

4 pensieri su “Di nuovo sui prefetti e la sorveglianza del credito”

  1. Vero però è anche che lasciare nuovamente il controllo alla Banca d’Italia, partecipata dalle banche private stesse, sarebbe un altro controsenso tipicamente italiota. E’ infatti nostra abitudine far coincidere controllato e controllore, tanto per non avere poi problemi…

  2. Però scusami, mi pare che ci sia il solito equivoco su cos’è la Banca d’Italia: non che non si possa migliorare, ma dire che sia una società privata posseduta dalle banche è abbastanza errato.

    La Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico, e gli “azionisti” non hanno praticamente nessun ruolo.

    Il Governatore (che è di fatto l’unico che ha “potere”) è nominato dal Presidente della Repubblica su indicazione del Presidente del Consiglio. Il consiglio superiore della Banca d’Italia ha solo ruolo consultivo.

  3. Va bene, però abbiamo visto finora come chi avrebbe dovuto controllare e vigilare, non abbia fatto praticamente nulla per prevenire ed evitare (o quantomeno denunciare) i comportamenti criminali delle banche e degli speculatori: ciò che sta facendo ora collassare tutto il sistema. E non mi riferisco alla sola Banca d’Italia, ma a tutte quante le banche centrali. Gli stessi banchieri dovrebbero a mio avviso essere cacciati e incriminati per inadempienza e incompetenza (o connivenza, che sarebbe molto peggio).
    Poi, sul discorso nomina del Governatore, “sappiamo tutti” da dove arrivano gli ordini (Draghi è un uomo Goldman Sachs, ad esempio).

  4. Beh, sul fatto che la vigilanza è stata “carente” (diciamo così…) abbiamo scritto più volte.

    Però il punto a mio parere è che la vigilanza è stata carente perché a tutti faceva comodo che così fosse… compresi politici, imprese (che potevano avere “soldi facili”), ecc. Non è un aspetto trascurabile, per come la vedo io…

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