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Il “crollo” dei consumi di petrolio è stato evidenziato da diversi quotidiani. Si tratta di un segnale importante che evidenzia la crisi economica. Anche se sicuramente non credo serva fare ricorso a un dato di questo tipo per evidenziare che c’è una crisi economica in corso, il dato merita un minimo di approfondimento, per inquadrare meglio la situazione.

Intanto, è bene evidenziare che il calo di consumi di petrolio a livello mondiale si è avuto nonostante un inverno più rigido del solito, soprattutto nel nord dell’Europa, elemento che evidenzia come la domanda “industriale” di energia sia scesa ancora di più di quel che i numeri sembrano indicare.

Inoltre, c’è un aspetto interessante: nonostante il taglio della produzione, le riserve di petrolio aumentano, sembrerebbe soprattutto da parte dei grandi gruppi petroliferi, che le terrebbero quindi come scorta da mettere sul mercato quando i prezzi torneranno a salire. Si tratta di un elemento che apre scenari positivi: infatti, in pratica questo significa che, alla ripartenza dell’economia l’offerta di petrolio sarà relativamente alta (dato che alla produzione andranno sommate le maggiori scorte), e quindi fa pensare che il prezzo del petrolio non schizzerà immediatamente verso i livelli precedenti, ma avrà una crescita a passo più moderato, riducendo quindi i costi per le aziende e permettendo quindi alla ripresa di consolidarsi.

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