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Stavo leggendo l’editoriale di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di un paio di giorni fa. C’è un aspetto che mi pare tenda a sfuggire, e cioè che se è vero che la finanza sta affrontando un drastico ridimensionamento, con le conseguenze che tutti conosciamo, non si può dimenticare che è la diretta conseguenza di un’eccessiva crescita, una vera e propria “bolla” che è stata alimentata negli anni scorsi.

È proprio questo il grosso problema di questa crisi, che rende difficile trovare soluzioni “facili”: infatti il punto non è tanto che adesso molti asset stanno perdendo di valore, quanto piuttosto che prima avevano acquisto troppo valore. Per questo non è “vero” che è “stata bruciata ricchezza” per 40 mila miliardi di dollari. Piuttosto, ci si è accorti che “erano stati sbagliati i conti”, e quei 40 mila miliardi non c’erano.

Certo, alcuni asset sono probabilmente sottovalutati in questo momento, ma è altrettanto vero che altri (gli immobili in primis) sono forse ancora sopravvalutati.

Si tratta di aspetti del problema che vanno tenuti in debita considerazione e non assolutamente banalizzati, a mio modestissimo parere.

Ricardo Caballero, economista del Mit citato nell’editoriale, ha proposto che il governo USA si impegni ad acquistare, fra due anni, azioni delle maggiori banche al doppio del prezzo di oggi. Certo, nell’immediato una soluzione del genere farebbe aumentare di valore le azioni, dato che gli investitori sarebbero certi di poterle vendere al governo a quel prezzo, alla scadenza. Forse un buon modo per raccogliere capitale senza esborso immediato da parte dello stato, ma non è certo “la” soluzione del problema. Perché se quelle azioni poi non valgono veramente la cifra offerta, è inevitabile che poi il prezzo crolli di nuovo. Rischia di servire solo a posticipare il problema, magari aggravandolo perché nel frattempo la sensazione di “falsa sicurezza” creata potrebbe spingere a non affrontare le questioni di fondo. Ovviamente, può anche funzionare, attivando un circolo virtuoso che permetta di uscire dalla crisi. Ma ci sono comunque elementi di rischio.

E soprattutto, non si può sperare, né avere come obiettivo, quello di ricreare la situazione di due o tre anni fa. Nel bene o nel male, le cose saranno diverse. Meglio iniziare ad accettarlo.

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