La standardizzazione della finanza come soluzione della crisi?

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In un’intervista al Wall Street Journal, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi espone un interessante punto di vista per soddisfare l’esigenza di una maggiore trasparenza dei mercati finanziari. Infatti, questa potrebbe essere ottenuta tramite una “standardizzazione” dei prodotti finanziari. Un esigenza certamente concreta: non a caso scrivevamo su questo blog che il mondo finanziario è oggi dominato da un “confusopolio”.

In effetti, la standardizzazione permetterebbe al mercato di “capire meglio” i prodotti finanziari, riducendo la possibilità che finanzieri creativi creino dei “pacchetti” che hanno il solo scopo di nasconderne il contenuto: in effetti, la gravità della crisi finanziaria attuale è data proprio dal fatto che anche gli operatori del settore non “hanno capito” che cosa avevano in portafoglio.

Quella della standardizzazione è chiaramente una soluzione a cui si possono trovare molti limiti, ma certamente ha un grosso pregio: potrebbe essere applicata, dato che è relativamente semplice e “naturale”. Non una rivoluzione, insomma, ma un piccolo miglioramento, e proprio per questo ha la possibilità di essere realizzata. Anche perché mentre sulle “rivoluzioni” c’è spazio per il dibattito, sul “se-siano-meglio-di-adesso” oppure no, diventerebbe difficile per un qualunque istituto finanziario o di investimento non accettare di standardizzare i propri prodotti, se diventasse una richiesta del mercato, perché lascerebbe intendere che questo sta “bluffando” sui conti e sulle proprie strategie, rischiando concretamente di essere “ripudiato” dal mercato.

Ovviamente, resta sul tavolo una questione, e cioè se la maggior parte del mercato è realmente interessata ad offrire “servizi trasparenti”, dato che altrimenti c’è il rischio concreto di avere una standardizzazione verso l’opacità.

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