Uno studio economico di solito conclude che il momento migliore per comprare qualcosa era l’anno scorso (Mary Allen)

Il moral hazard e la socializzazione delle perdite

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Alcune mail ci hanno chiesto di chiarire due concetti che abbiamo citato spesso: il moral hazard, e la socializzazione delle perdite.

Moral hazard e socializzazione delle perdite sono due concetti strettamente collegati, ed è per questo che ne abbiamo parlato spesso assieme, spesso usandoli come sinonimi. In realtà si tratta di concetti leggermente diversi anche se collegati.

  • Il moral hazard (“azzardo morale“) è un termine che esprime il fatto che un soggetto corre più rischi del dovuto, perché si considera “esonerato” dalle conseguenze del rischio. Non comporta necessariamente una valutazione in senso etico: in altre parole, non deve esserci una volontà di “imbrogliare” per parlare di moral hazard. Infatti si tratta di un termine che si è diffuso inizialmente nel mondo assicurativo, per descrivere il fatto che i soggetti assicurati tendono a prendere precauzioni minori per evitare gli eventi sfavorevoli per cui sono assicurati (es. chi non è assicurato contro il furto dell’auto starebbe più attento che non gli venga rubata).
    Il concetto è applicabile pienamente anche nel campo del management di banche e istituti fianziari, con la differenza che l'”assicurazione“, nel contesto in cui abbiamo parlato noi di moral hazard, è costituita dalla implicita certezza che ci sarà un intervento statale se le cose “andassero troppo male”.
  • La socializzazione delle perdite descrive invece il fatto che le perdite non sono sostenute dall’azienda o dal management, ma vengono ricoperte da un intervento dello Stato, che in altre parole vuol dire che le perdite sono accollate alla collettività, e quindi “socializzate”. La socializzazione delle perdite non è di per sé un problema, se non fosse che fa il paio con profitti che rimangono strettamente privati. Di conseguenza, si crea una situazione di moral hazard, in cui è incentivata l’assunzione di rischio. Un esempio per capirsi: supponiamo di dover scegliere tra puntare a testa o croce 5 o 10 Euro (e quindi poter perdere o vincere 5 o 10 euro). In condizioni normali, l’avversione al rischio incentiva a scegliere di puntare 5 euro. Ma se alle “regole” aggiungiamo che se si perde qualcun’altro ci ridà i soldi che abbiamo perso, è ovvio che si sceglierà di giocare 10 euro, dato che massimizza il possibile guadagno mentre la perdita rimane invariata.

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Ricerche Frequenti:

  • moral hazard
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