Finanza: dalla regolamentazione per la tutela degli investitori, alla regolamentazione per la tutela dei mercati

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C’è un aspetto interessante delle iniziative prese dal recente vertice UE, e cioè come stia cambiando la logica della regolamentazione dei soggetti finanziari.

Come certamente saprete, uno dei punti concordati del vertice è stato quello di una maggiore regolamentazione degli hedge funds, che sono tra quei soggetti sotto accusa per aver amplificato gli effetti della crisi. Finora infatti questo tipo di fondi, che gestisce patrimoni enormi, godeva della massima libertà, e spesso non vi era nemmeno un obbligo di registrazione formale per iniziare l’attività: l’unico limite è che l’investimento nei fondi hedge era consentito solo a investitori professionisti o con elevati requisiti patrimoniali e/o di reddito, quindi che non necessitavano di particolari forme di tutela, e quindi di regolamenti.

La svolta nel regolamentare gli hedge funds è molto importante, anche se forse non del tutto consapevole, almeno a riguardo del significato profondo. Infatti, segna un cambiamento di logica, un prendere atto che le conseguenze delle azioni di un operatore finanziario possono avere ripercussioni molto più estese di quanto finora implicitamente riconosciuto.

Infatti, l’esigenza della regolamentazione di tutti i settori finanziari deriva dall’estrema interconnessione del mondo finanziario (e non solo finanziario), e “malfunzionamenti” di un meccanismo possono avere conseguenze sistemiche. Un sistema di relazioni che finora non è stato del tutto colto, probabilmente anche a livello di modelli economici.

Ecco allora che mentre fino adesso si era (implicitamente) ritenuto che un operatore finanziario potesse al massimo danneggiare i suoi investitori, che quindi erano i principali soggetti da eventualmente tutelare, ora si riconosce che è necessario “proteggere il mercato” dagli operatori, da qui l’esigenza di normare e regolamentare gli operatori anche quando i loro investitori non sono “deboli”.

Si tratta, a mio parere, di un cambiamento di prospettiva importante perché inizia a prendere atto che i mercati non funzionano in condizioni ideali. Il dubbio è che questa svolta non sia del tutto consapevole, e non si proceda quindi su questa strada. Senza contare, ovviamente, i problemi della regolamentazione a livello europeo, che se non adeguatamente affrontati rischiano di fare rimanere tutte le decisioni prese solo come una dichiarazione di buone intenzioni.

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