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Anche nell’asta di ieri, il rendimento dei BOT ha continuato la sua contrazione, con i BOT a tre mesi giorni che hanno raggiunto un rendimento dello 1,206% (non capitalizzato), in calo dello 0,453% rispetto all’emissione precedente, mentre i BOT a un anno hanno raggiunto un rendimento dello 1,374% (in calo dello 0,466%).

Benché le durate siano diverse (e quindi i confronti vadano mediati), nell’asta del 27 gennaio i BOT a sei mesi avevano offerto un rendimento dell’1,479% (non capitalizzato, in calo dello 0,424% rispetto all’emissione precedente). Come detto, la scadenza è diversa, ma è significativo che i BOT annuali abbiano raggiunto adesso un rendimento minore (infatti, a parità di condizioni, dovrebbe avere un rendimento superiore perché vincola il capitale per più tempo — e quindi gli investitori richiedono in cambio una maggiore remunerazione).

Per i motivi che abbiamo più volte spiegato, si tratta di un fatto positivo per i conti dello Stato, certo che però evidenzia un clima di forte preoccupazione da parte degli investitori, una sorta di “sfiducia generalizzata” circa la salute delle aziende quotate, su cui diventa urgente intervenire, per evitare di avere un’emorragia di capitali dal mondo delle imprese che potrebbe avere conseguenze sull’economia e sull’occupazione.

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