Aiutare i settori in crisi, o quelli con prospettive di sviluppo?

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Il Governo ha annunciato che avvierà un importante “pacchetto anti-crisi” (da 40 miliardi di Euro “raddoppiabili”) che tra i suoi punti principali ha il “salvataggio” del settore auto, date le sue implicazioni anche in termini di indotto.

Viene però abbastanza spontanea una riflessione, e cioè fino a che punto sia strategicamente corretto supportare i settori in crisi, e se non sarebbe meglio piuttosto aiutare a crescere i settori con elevate potenzialità, e che quindi possono creare occupazione e ricchezza.

Infatti, è vero che l'”indotto esteso” del settore auto occupa probabilmente fino ad un milione di persone, ma è anche vero che poco è stato fatto per aiutare i subfornitori a diversificare il proprio mercato, creando anzi un senso di sicurezza perché “tanto se l’auto va male il governo interviene” con agevolazioni, incentivi, rottamazioni. Il punto però è che il mercato dell’auto è un mercato oggettivamente saturo, e quindi non offre grandi possibilità di sviluppo, e di fatto l’intervento non fa altro che rinviare ad una prossima, ulteriore, inevitabile crisi del settore.

Sarebbe a mio parere fondamentale intervenire invece quantomeno per ridurre la dipendenza dell’indotto dal settore dell’auto, aiutando ed incentivando le aziende ad applicare le proprie competenze e professionalità (spesso molto elevate) in settori diversi, che abbiano più concrete prospettive di crescita nel medio-lungo termine.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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