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La Royal Bank of Scotland ha annunciato perdite record attese per l’anno fiscale 2008, 28 miliardi di sterline, pari a 31,1 milliardi di Euro. Il governo britannico è prontamente intervenuto, convertendo parte delle azioni privilegiate in suo possesso in azioni ordinarie, in modo da rafforzare il capitael core tier 1 della banca.

Va detto che però queste perdite sono da ricondurre soprattutto alle acquisizioni (in particolare ABN Amro), che hanno comportato oneri tra i 16 e i 22 miliardi di euro: per certi versi quindi la situazione è meno grave di quanto appare, dato che il rendimento operativo delle attività della banca è stato soggetto a perdite più “normali”, o se volete abbastanza in linea con gli elementi negativi che erano stati evidenziati già diversi mesi fa, per quanto la situaizone non sia certamente rosea.

Nel valutare il risultato negativo, va tenuto presente che il sistema finanziario inglese è quello più “americano” tra quelli europei, e quindi non stupisce che le banche inglesi si trovino a soffrire quanto le omologhe USA.

Per la cronaca, è bene ricordare anche come le banche inglesi siano arrivate ad esempio ad offrire mutui con schemi di finanziamento a rischio molto elevato: mi riferisco in particolare a quei piani di ammortamento in cui chi otteneva il mutuo poi rimborsava solo gli interessi, e non il capitale (che poteva essere rimborsato in una “maxi-rata” o rifinanziato alla fine del mutuo) basati sull’idea che “tanto gli immobili aumentano sempre di prezzo”, per cui in ogni caso uno poteva vendere la casa dopo x anni, e guadagnare abbastanza soldi da ripagare il debito e rimanere con una discreta somma in tasca. Inutile dire che questi soluzioni “creative” hanno mostrato tutti i loro limiti…

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