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L’OCSE ha stimato che la crisi economica durerà almeno fino a metà 2010. Va detto che non è nulla di nuovo, dato che è un dato in linea con molte stime sulla durata della crisi. Contemporaneamente, però, lancia anche un “allarme Italia”, dato che il nostro Paese anche durante il periodo di espansione non se l’è cavata bene.

Personalmente, mi trovo di nuovo a ripetere che questa situazione è figlia della mancanza di innovazione, che caratterizza il nostro paese. Una situazione figlia di un contesto che sotto molti aspetti non la favorisce. Ci sono problematiche culturali, dalla confusione dell’intelligenza con la furbizia, alla “fierezza” con cui molti quasi ostentano la propria ignoranza.

Ma ci sono anche aspetti più “politici” ed economici, su cui si può intervenire più velocemente che attendere un cambio di cultura sociale.

  • In Italia, si punta troppo spesso a mantenere lo status quo. Alitalia è il caso di eccellenza di questo modo di pensare, ma ce ne sono mille altri. Impedire “traumi sociali” è più che corretto, ma dedicare risorse a mantenere situazioni insostenibili, alla lunga pesa non poco. La “tutela” della compagnia è costata agli italiani una cifra che l’ADUC stima in oltre 5 miliardi di euro. Se quei soldi fossero stati impiegati per supportare l’innovazione nelle imprese (per introdurre prodotti innovativi e implementare processi produttivi più flessibili) quanti posti di lavoro si sarebbero creati?
  • Le idee innovative ce le hanno quasi sempre le imprese giovani, che però non sono adeguatamente incentivate e supportate (sempre nell’ottica di mantenere lo status quo). Parafrasando un noto luogo comune, è molto più facile che riceva risorse chi può dimostrare di non averne bisogno, piuttosto che chi ha una buona idea (dove per “buona” vuol dire anche dal punto di vista dei possibili ritorni economici).
  • A questo si aggiunge che la spesa pubblica è spesso inefficace, con una focalizzazione burocratica sul contenimento dei costi, ma senza un’attenzione concreta sui risultati.

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Comments

  1. D’accordo, però l’ Italia ha un altro problema: la troppo pressante presenza dello Stato nell’economia. Il grande Keynes insegnava che lo Stato deve entrare solo nei momenti bui (come quegli di oggi), ma in italia l’interventismo sembra vada avanti da decine e decine anni, crisi e non crisi… e poi non ci sono mai soldi: ci credo!

    Voglio poi ringraziare l’autore del blog per i suoi bellissimi spunti e le reali delucidazioni, che leggo sempre con molto piacere.

    Davide

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