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Obama ha annunciato ieri la “svolta verde” in campo automobilistico: tutti gli stati americani dovranno adottare limiti più stringenti in materia di emissioni nocive. I notiziari (almeno la maggior parte) ha presentato questo come uno sforzo di Obama il buono che è andato contro gli interessi delle perfide Case Automobilistiche.

Eppure, questa “svolta verde” può anche essere interpretata come un massiccio aiuto alle case automobilistiche americane in difficoltà, ben più significativo (ed utile) che l’accesso ai fondi del TARP (il fondo di aiuti alla finanza in crisi). Per evitare fraintendimenti, questo non vuol dire che per questo sia una mossa sbagliata: piuttosto, la vedrei come una situazione in cui tutti escono vincitori, almeno nel medio-lungo periodo.

Ma torniamo a noi: per prima cosa, è verosimile che l’introduzione di nuovi limiti spinga verso un rinnovo forzato del parco auto americano, probabilmente quasi immediato per i modelli più vecchi ed inquinanti, ma che un po’ alla volta in un po’ di anni si estenderà ad una fetta considerevole, se viene introdotto un meccanismo di limiti progressivi (cioè se vengono create zone sempre più estese in cui le auto più inquinanti non possono circolare). Una forma di sostentamento della domanda, quindi, che non è certo un “dispetto”.

Per seconda cosa, costringe le case automobilistiche a realizzare prodotti commercializzabili anche fuori dagli USA, mettendole quindi di fronte alla soluzione del problema che i consumatori americani hanno (o avevano) delle preferenze incompatibili con quelli europei o asiatici. A parte la “nostra” maggiore attenzione verso le problematiche ambientali, c’è l’aspetto del diverso costo della benzina il semplice aspetto che un’auto di 3.500 di cilindrata, a benzina, che faccia magari 7-8 km con un litro è considerata normale dall’americano medio (per la cronaca, le auto che attualmente sono considerate eco-friendly sono comunque auto con un consumo di 24 miles-per-gallon, pari a 10,2Km/l), mentre in Europa interessa a ben pochi. Adesso invece le case automobilistiche si trovano “costrette” di fronte ad un mercato potenzialmente più ampio, ed anche questo non mi pare un dispetto.

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