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L’Irlanda ha negato nei giorni scorsi le voci di un intervento del Fondo Monetario Internazionale per un “salvataggio” dei conti del paese. Eppure la questione se siano probabili default nell’area Euro continua ad essere dibattuta. È un dato di fatto che mentre fino a poco tempo fa l’appartenenza all’area Euro era considerata una sorta di “garanzia implicita”, oggi questa garanzia è meno “forte”, come dimostra l’ampliarsi degli spread sui titoli dei diversi paesi europei, in particolare rispetto ai titoli di stato della Germania, considerata ancora il paese più affidabile, e quindi a minor rischio: in particolare tra i titoli più penalizzati ci sono quelli di Grecia, Irlanda, Portogallo e Italia (circa +2,50 per la Grecia, +1,51 per l’Italia)

Non mancano analisti che ipotizzano che qualche paese possa addirittura scegliere la strada dell’uscita dall’Unione Monetaria, in altre parole re-introducendo una moneta nazionale al posto dell’Euro. Si tratta però di una strada improbabile, dato che avrebbe effetti potenzialmente devastanti sull’economia del paese che la scegliesse: l’Euro infatti ha fatto da “paracadute” a molte economie in questa crisi, tanto che non mancano paesi tradizonalmente “ostili”, come il Regno Unito, che oggi sono tentati dall’adesione.

Una moneta nazionale infatti permetterebbe una svalutazione del valore reale della moneta (e corrispondente inflazione), che comunque è un default implicito. E una moneta debole, introdotta con queste premesse sarebbe inevitabilmente vittima dei mercati: uno “scenario Islanda” sarebbe quasi certo.

È più probabile che, in caso, un default avvenga senza uscita dall’Euro: infatti un default in questo contesto sarebbe molto più controllabile — sarebbe “sufficiente” una ristrutturazione del debito pubblico, ma sarebbero relativamente ridotti gli effetti sul resto dell’economia.

Senza contare che una rottura dell’unione monetaria potrebbe avere ripercussioni sulla percezione di solidità dell’Euro, e quindi su tutti gli altri paesi — già solo i timori in questo senso hanno probabilmentei avuto effetti non trascurabili sulla svalutazione della moneta europea. È quindi verosimile che gli stati si aiutino l’un l’altro per evitare gli effetti peggiori della crisi, anche se questo non vuol dire una “copertura totale”, come dimostra l’aumentare degli spread tra i titoli dei diversi stati europei.

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