I manager delle banche americane si danno dei super-bonus: critiche anche dai banchieri europei

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I manager delle banche americane, nonostante la crisi, gli aiuti di stato, e i risultati a dir poco negativi, si sono comunque attribuiti dei “premi produzione”. Almeno, è il caso dei manager di Merril Lynch, che hanno distribuito circa 4 miliardi di dollari di bonus ai manager. Un caso limite che è all’indagine della commissione guidata da Mario Cuomo, ex governatore dello stato di New York, che si occupa della supervisione dell’utilizzo dei fondi del TARP. Bank of America, che ha acquisito Merril Lynch, avrebbe bloccato almeno temporaneamente il pagamento di tutti i bonus superiori a 50.000 Euro, per ulteriori verifiche.

Inutile dire che si tratta di un atteggiamento non solo anti-etico, ma oggettivamente stupido, dato che a questo punto diventa difficile parlare di “buona fede” dei manager, che se prima potevamo considerare incapaci, a questo punto si auto-classificano come criminali.
Va detto però che è una situazione resa anche possibile dai limiti delle modalità dell’intervento USA a supporto della finanza: infatti, fin dall’inizio era stato evidenziata la mancanza di un limite alla distribuzione di dividendi e di bonus per le banche che ricevevano aiuti.

In Europa fortunatamente la strada sembra essere diversa, ed è proprio dalle banche stesse che si evidenzia come il ricevere aiuti di stato e pagare super-bonus sia incompatibile, e infatti ad esempio Deutsche Bank non ne erogherà nessuno, anche se ha dichiarato che la retribuzione è una “questione interna”. Una considerazione, però, su cui dobbiamo dire che siamo in disaccordo, anche a prescindere dal “semplice” aspetto degli aiuti di stato.

Infatti i “premi produzione” si danno quando vengono raggiunti i risultati aziendali: se li si assegna anche quando vengono fatti miliardi di perdite (e di danni al sistema economico), vuol dire implicitamente che questi risultati sono quantomeno accettabili dall’azienda (e dagli azionisti). Ora, a parte qualunque considerazione, è poco verosimile che un’azionista (che è un proprietario) sia disposto a premiare un proprio dipendente (un manager) per avergli causato una svalutazione, ad esempio, del 75% del valore del capitale: piuttosto, avrebbe senso partire dall’ipotesi che un premio in un contesto di questo tipo sia quantomeno una truffa ai danni degli azionisti. E dello Stato, se ha apportato risorse (e quindi deve essere considerato alla stregua degli azionisti).

Ovviamente, ci può essere un’obiezione — che è il motivo per cui è sempre pericoloso generalizzare — può darsi che nonostante tutto, i manager effettivamente meritino anche in uno scenario di questo tipo di essere premiati, se ad esempio grazie alla loro bravura sono riusciti a limitare le perdite e, riprendendo l’esempio precedente, far sì che l’azienda si svalutasse “solo” del 75% anzichè del 90%. Ma temo che i casi di questo tipo siano in realtà piuttosto rari…

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