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Probabilmente avrete sentito o letto dei dati sul (presunto) inquinamento causato da Google. Facendo due doverose premesse, e cioè che:

  1. Il professore universitario di Harvard che ha pubblicato la stima è interessato, in quanto è co-proprietario di un’azienda che si occupa proprio di siti web “verdi”, quindi si può considerare il tutto come un modo per dare visibilità alla sua attività.
  2. In ogni caso il problema dell’inquinamento da parte dei sistemi elettronici è reale, quindi va affrontato (anche se va detto che le aziende con grosse server farm sono “naturalmente” spinte in questo senso, non per mera buona volontà ma per contenere i costi di energia elettrica e di condizionamento delle sale server — non è un caso che i moderni server stiano appropriandosi sempre di più delle soluzioni di risparmio energetico tipiche dei portatili).

Il punto però che vorrei sottolineare è che le statistiche non si fanno in questo modo. È un’abitudine diffusa quella di prendere dati e presentarli a sé stanti. E questo vale per il consumo energetico di Google come per mille altre cose.

Cosa vuol dire che dati a sé stanti sono inadeguati? Vuol dire che è sempre necessario fare i confronti con le alternative. In altre parole, serve fino ad un certo punto dire “fare una ricerca su Google inquina x“, bisogna anche vedere quanto inquina non fare una ricerca su Google.

Quanto inquinerebbe ad esempio prendere l’auto e andare in biblioteca, per cercare le stesse informazioni? Che conseguenze avrebbe non avere del tutto accesso alle informazioni che si stavano cercando? Non è una domanda sciocca: pensate per un momento, ad esempio, ai sistemi di videoconferenza. Quanto inquina (senza contare quanto costa) se un’azienda manda del personale in un’altra città, magari in aereo, per fare una riunione con altri dipendenti, soci, partner, clienti o fornitori? Dubito molto che inquini meno che utilizzare un software di videoconferenza.

La stessa logica andrebbe usata anche in tutti i contesti in cui si propongono ragionamenti analoghi. Mi viene in mente l’esempio dei termovalorizzatori. Si parla spesso di quanto inquinano, ma il punto non è se un termovalorizzatore inquina zero (cosa impossibile), ma se inquini più o meno della somma della discarica dove altrimenti vengono stoccati i rifiuti e del sistema utilizzato per produrre la stessa quantità di energia che potrebbe essere generata. Non so quale delle due opzioni sia quella vera, certo è che sarebbe questo il modo per condurre un dibattito serio ed oggettivo sull’argomento, senza accapigliarsi come al solito in Italia su idee preconcette che si pretende siano la Verità.

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