Che prospettive per le banche?

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Che prospettive ci sono per il settore finanziario? Nonostante alcuni sostengano (o sperino) che il peggio sia passato, va detto che prima che arrivi il sereno ci vorrà ancora del tempo, soprattutto negli USA che sono l’epicentro di questa crisi. Infatti, anche se ci sono iniziative per stabilizzare la situazione, rimangono diversi elementi di criticità. Mi pare il caso di evidenziarne soprattutto due.

  • Il primo elemento è la riduzione della capacità di generare profitti nel prossimo futuro, cosa che già da sola crea il pericolo di bilanci in rosso, ma aggiunge anche una scarsa attrattività del settore per potenziali azionisti ed investitori, che potrebbero portare capitali freschi di cui c’è bisogno.
  • Il secondo è dato dal deterioramento della struttura del capitale delle banche. Infatti il capitale risulta in comporto per una percentuale rilevante da asset illiquidi, in una percentuale allarmante. Secondo quanto riportava il Financial Times, il valore degli asset “livello 3”, cioè quelli che secondo i principi contabili del fair value (il “famoso” FAS 157) sono valorizzati sulla base di “ipotesi non osservabili” sono aumentati del 15,5% tra il secondo e terzo trimestre 2008, e si è assistito da una analoga riduzione degli asset di livello 1 e 2 (dove le valutazioni vengono fatte in base al mercato). Si tratta infatti per la maggior parte di spostamento di asset dai livelli 1 e 2 al livello 3, che però fa sorgere qualche dubbio sull’effettiva solidità del capitale.

A questo si aggiunge che secondo alcuni analisiti sia la crisi che gli interventi di salvataggio hanno costretto ad interventi che sono una sorta di “intermediazione forzata“, che contribuisce ad aumentare l’effetto leva, non permettendo quindi al sistema di consolidarsi velocemente.

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