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Non so se è stata solo una mia impressione, ma mi è sembrato che il rafforzamento dell’Euro sul Dollaro avvenuto nelle ultime settimane del 2008 sia passato relativamente inosservato, rispetto alla “dimensione del movimento”: infatti la moneta americana ha perso quasi il 10% in poco più di tre settimane, passando da quotazioni del cambio Euro/Dollaro intorno a 1,25 nella seconda metà di novembre a quotazioni intorno a 1,4 a dicembre 2008, con un picco sopra 1,44.

La rapidità del movimento è particolarmente evidente se si va vedere il grafico dell’andamento del cambio EUR/USD:


Andamento del cambio EUR/USD dal 1° gennaio 2008 al 4 gennaio 2009

Come interpretare questo andamento, e che indicazioni trarne per il futuro? Premettendo il solito “disclaimer” sulle previsioni in campo finanziario, in linea generale io rimango della mia opinione sull’andamento a lungo termine del dollaro, e cioè che l’economia americana è destinata a perdere di “peso specifico” sul totale dell’economia mondiale, e quindi la moneta USA è probabilmente destinata a svalutarsi nel tempo. Chiaramente, questo non è un processo immediato: i prossimi mesi saranno sicuramente pieni di turbolenze, come lo sono stati gli ultimi.

Ma se l’economia americana va deteriorandosi, come mai il dollaro ha recuperato tanto tra agosto ed ottobre? In realtà il dato non andava interpretato come segno della solidità dell’economia USA, ma piuttosto come somma di una serie di fattori che hanno causato un flusso di capitali verso gli USA, e quindi una domanda di dollari, con conseguente apprezzamento del biglietto verde:

  • Disinvestimento degli investitori americani, con conseguente “rientro” di capitali dall’estero
  • “Fuga” dai mercati emergenti, con investitori internazionali che hanno spostato i capitali verso lidi più “tradizionali”, come appunto gli USA.

Questa situazione è cambiata tra fine novembre e inizio dicembre, dove c’è stata un’inversione del flusso e i capitali hanno iniziato a defluire dagli USA:

  • Politica monetaria della FED, che incentivando gli investimenti ha non solo incentivato gli investimenti in ambito “domestico”, ma ha quindi reso di nuovo conveniente per gli investitori USA anche investire all’estero, con conseguente movimento di capitali
  • Eccessiva domanda di Titoli di Stato USA, con conseguente riduzione del rendimento degli stessi, rendendoli poco interessanti sia per gli investitori americani che internazionali, con i primi che possono aver scelto alternative fuori dai confini americani, e i secondi certamente poco incentivati a spostare capitali negli Stati Uniti per acquistare bond governativi.
  • Ulteriori conferme sul negativo stato di salute dell’economia USA (non solo l’ufficializzazione della recessione avvenuta nel 2008, ma anche i dati negativi riguardanti ad esempio l’occupazione — ai massimi dal 1992 — o la produzione industriale) che chiaramente rendono meno promettenti gli investimenti nel paese.
  • Disinvestimento (o rinuncia all’investimento) da parte di investitori internazionali, che magari finora erano stati meno toccati dalla crisi, ma che adesso si trovano a dover disinvestire, facendo defluire i capitali che avevano portato in USA nei mesi precedenti.
  • Prospettive di stabilizzazione di mercati emergenti (o quantomeno, di fine della “caduta libera”), che probabilmente incentivano gli investitori più propensi al rischio a ritornare su tali mercati, dopo aver temporaneamente spostato i propri capitali in USA.

Detto questo, purtroppo è difficile capire cosa avverà nel breve periodo, dato che i fattori sono molteplici e non riguardano solo l’economia USA, ma soprattutto quella europea che è forse un po’ più difficile da “leggere” per capire l’effettiva portata della crisi. L’aspettativa di molti analisti è quella di un trend di svalutazione del dollaro (soprattutto se si consolidasse un’aumento del prezzo del petrolio), ma con la possibilità di repentini movimenti possibili in qualunque direzione.

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Comments

  1. ciao mark, intanto buone feste che spero tu abbia passato bene, poi ti chiedo qualche tua impressione per il nuovo anno… inghilterra nell’euro? dollaro e obama cosa succederà? bce il 15/01 taglierà ancora e dove pensi potrà arrivare? italia a rischio default?
    grazie già da subito. enrico

  2. Le domande che mi fai sono molto interessanti, e cercherà di rispondere con dei post, in modo da approfondire le questioni.
    Sul dollaro credo che la tendenza sia alla svalutazione, ma ci sono diversi fattori che possono intervenire in questa fase instabile.

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