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Sento alcuni sostenere che la crisi si è avuta inevitabilmente perché in molte nazioni le attività finanziarie avevano raggiunto una dimensione a quella del PIL. Si tratta però di un’affermazione solo parzialmente corretta.

Il fatto che si sia arrivati a valutazioni esagerate è fuor di dubbio, e lo abbiamo evidenziato più volte, però bisogna stare attenti a non cadere in un possibile equivoco. In linea di principio, può benissimo avere senso che il totale delle attività finanziarie sia superiore al prodotto interno “reale”. Infatti, non bisogna dimenticare che la finanza “anticipa” il mondo reale, in quanto il valore di un’azienda dipende dalla sua capacità di produrre reddito in futuro. Nello stesso modo, prendere a prestito vuol dire spostare ad oggi il consumo di qualcosa che sarà prodotto in futuro.

Quindi, è ragionevole che le attività finanziarie descrivano il prodotto futuro e non quello attuale, e quindi che siano maggiori di quest’ultimo. Il problema nasce dal fatto che per la stima di quello che potevano essere i valori futuri ci si è piu o meno coscientemente basati su ritmi di crescita (come quelli dei prezzi delle abitazioni) non sostenibili nel lungo termine: per certi versi, si può dire che la finanza abbia “sbagliato i conti” sulle previsioni, e adesso assistiamo alle conseguenze.

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