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Barclays sta introducendo in Europa le carte di pagamento “contactless”, cioè in grado di effettuare il pagamento senza dover essere “strisciata” e senza dover digitare il PIN. In realtà non si tratta di una tecnologia nuova, dato che la stessa Barclays aveva introdotto una carta “wave and pay” (“agita e paga”) già nel 2006, la OnePulse. Nel campo delle carte di credito è una sperimentazione in corso da tempo: anche VISA, ad esempio sta da un po’ sperimentando i metodi contactless per il pagamento.

Nel campo delle carte di pagamento, Credito Valtellinese ha già da diversi mesi introdotto una carta “contactless” per i micropagamenti.

La carta di Barclays (che è una carta di pagamento — un bancomat, per capirsi — e non una carta di credito) potrebbe dare ulteriore spinta al settore, uscendo dalla fase di test e entra operativamente sul mercato, per adesso in Gran Bretagna, Spagna, Turchia e Svizzera, mentre in Italia si dovrà aspettare ancora un po’.

Si tratta di un metodo di pagamento molto comodo, ed adatto ai piccoli importi, dato che non costringe a digitare il codice PIN e l’operazione si svolge in maniera molto veloce. Un metodo valido soprattutto per i microacquisti, come l’acquisto del biglietto dell’autobus, o il pagamento del ticket di parcheggio, dove spesso il problema è dato dal fastidio di ricevere monetine di resto, che viene così evitato. Quest’ultimo è un problema banale ma che porta spesso anche a sprechi: è esperienza comune a molti che le monete vengono poco tenute “da conto”, ed è facile sprecarle in piccoli acquisti sciocci anche solo per evitare il fastidio di doversele portare dietro. La maggior parte delle persone tende a spendere 10 Euro in monete molto più velocemente che 10 Euro in banconote, e per acquisti tutt’altro che necessari. Da questo punto di vista, le carte “wave and pay” possono anche aiutare ad evitare di sprecare denaro in acquisti inutili.

Dal punto di vista della sicurezza va detto che però, ci sono luci ed ombre.

  • Da un lato, viene ridotta la capacità di identificare l’utente. Come avevamo accennato un po’ di tempo fa, la sicurezza dell’autenticazione viene raggiunta solitamente combinando diverse strategie: in particolare, nel caso tradizionale del bancomat viene combinato qualcosa che l’utente “ha” (la tessera bancomat) con qualcosa che l’utente “sa” (il codice). Nel caso dei pagamenti contactless è sufficiente essere in possesso della carta, ma non viene fatta alcuna verifica che chi la utilizza sia il legittimo proprietario.
  • Dall’altro, essendo una carta basata su chip è molto più difficile da clonare, aumentando quindi la sicurezza della carta.
  • Viene abbastanza naturale il timore che qualcuno potrebbe collegarsi alla carta all’insaputa del proprietario ma va detto che perché il meccanismo funzioni la carta deve essere nel raggio di pochi centimetri dal ricevitore, senza ostacoli. Insomma, già il fatto di tenerla all’interno del portafoglio costituisce in pratica una misura di sicurezza.

Per completezza va detto che il metodo di pagamento contactless è abilitato per pagamenti fino a 10 sterline, ed è possibile effettuare solo un numero limitato di pagamenti contactless consecutivi, di conseguenza il rischio cui ci si espone l’utente è oggettivamente ridotto. A ben vedere, anzi, il rischio che l’utente si veda sottrarre la carta di pagamento non è certo maggiore di quello di vedersi sfilare 10 euro di tasca.

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POST AGGIORNATO L’11 gennaio 2009

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